Punto della situazione sul bisfenolo A

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Il bisfenolo A (BPA) è una sostanza utilizzata da tempo per varie applicazioni tra cui produzione di adesivi, rivestimenti protettivi, compact disc, cementi dentali, etc. È utilizzato anche nella produzione di alcuni tipi di imballaggi alimentari, in particolare è presente in due tipi di materiali: Policarbonato: si tratta di una plastica rigida, trasparente e resistente, utilizzata per la produzione di stoviglie e utensili, tra cui i biberon per la prima infanzia.

Il BPA è presente in tale plastica non come monomero bensì come additivo indurente; questo fa sì che non sia strettamente legato alla struttura della plastica e possa pertanto migrare ad alimenti e bevande. Resine (coating) per lattine e coperchi twist-off: i contenitori metallici in alluminio e in banda stagnata utilizzati per bevande e alimenti quali bibite, conserve vegetali, frutta sciroppata, prodotti carnei, ittici etc. hanno al loro interno un sottile rivestimento che protegge il metallo dalla corrosione e l’alimento dalla migrazione di metallo. Tale rivestimento è spesso a base di resine epossidiche o epossifenoliche. Il BPA in questo caso è il monomero dal quale si ottiene la resina per polimerizzazione. Se permangono residui di monomero all’interno della resina, questo può migrare verso il contenuto alimentare. Già da alcuni anni vi sono evidenze tossicologiche a carico del BPA e dei suoi analoghi strutturali (quali il bisfenolo A diglicidiletere -BADGE- e derivati). Dati i suoi numerosi usi, il BPA è divento ubiquitario a livello ambientale, ed è stato riscontrato in saliva, sangue, tessuto placentrare, liquido amniotico e latte materno. Il PBA ha effetto neurotossico, soprattutto se l’esposizione avviene in età pre- e peri-natale. Ha anche effetto di interferente endocrino, è in grado cioè di interferire con il delicato equilibrio ormonale del corpo umano. In particolare si lega ai recettori per gli estrogeni, agendo come sostanza estrogeno-simile. Tale effetto è particolarmente evidente e pericoloso negli organismi in accrescimento, e ha generato pertanto notevole allarmismo poiché uno degli usi principali del BPA è proprio nella produzione di policarbonato utilizzato per biberon. È stato tra l’altro riscontrato che, sottoponendo i biberon o gli altri contenitori in policarbonato a stress chimico-fisici tipici dell’utilizzo domestico di tali oggetti (lavaggio alcalino in lavastoviglie, sterilizzazione chimica o con calore, riscaldamento del contenuto in microonde, etc.), il rilascio di BPA dalla plastica verso il contenuto alimentare aumenta. Da marzo 2011 nell’Unione Europea è stata proibita la produzione di biberon contenenti BPA (Direttiva 2011/8/EU), e molte aziende hanno deciso di ritirare precocemente i loro prodotti sul mercato a fronte dell’allarmismo generale.

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