“Made in Italy”, difesa dei diritti di Proprietà Intellettuale

425

Lo scorso 19 novembre si sono svolti a Milano gli Stati Generali “Lotta alla contraffazione” promossi dal Consiglio Nazionale Anticontraffazione (CNAC) presieduto dall’Avvocato milanese Daniela Mainini. Nel corso dell’incontro sono stati illustrati i contenuti del piano nazionale messo a punto da 13 Commissioni Tematiche (specializzate per settore economico e costituite da rappresentanti del mondo associativo e delle Forze dell’Ordine , esperti in materia di contraffazione per ciascun settore e ambito tematico), a cui è stato chiesto di esplicitare le priorità in materia di contraffazione nei settori e ambiti tematici di propria competenza.

Daniela Mainini, Avvocato milanese

Da questo lavoro è scaturita l’indicazione di 41 priorità in materia di lotta alla contraffazione (3 per ciascun settore/tema e 2 di natura giuridica) e l’individuazione delle relative proposte di azione  Il piano messo a punto si articola in sei macro-priorità:

  • Comunicazione/informazione destinata ai consumatori con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e rafforzare la cultura della proprietà intellettuale;
  • Rafforzamento del presidio territoriale con l’obiettivo di applicare a livello locale (capoluoghi di regione) un modello strategico per la lotta alla contraffazione con un coordinamento delle Forze dell’Ordine e relativa formazione;
  • Lotta alla contraffazione via Internet;
  • Formazione delle imprese in tema di tutela della proprietà intellettuale sia a livello nazionale che inyternazionale con il supporto della nuova Agenzia ICE;
  • Tutela del Made in Italy da fenomeni di usurpazione all’estero. L’Italian Sounding è il fenomeno più noto di questa priorità, con un danno enorme al fatturato nei settori tipici come l’agroalimentare;
  • Enforcement, con un particolare focus sulla preservazione della specializzazione dei giudici civili e l’importante obiettivo delle specializzazione dei giudici penali.

A sottolineare che la contraffazione non riguarda solo le copie pirata di film e CD e le grandi firme della moda, l’intervento di Sandro Bonomi, presidente di Anima: “L’industria della meccanica varia ha investito in Italia, nonostante la crisi, cinque miliardi di euro negli ultimi cinque anni. Investimenti messi a rischio, oltre che dalla difficile congiuntura economica, anche dalla piaga della contraffazione del Made in Italy, con alcune peculiarità specifiche che interessano il settore”. Secondo Bonomi “per la meccanica le forme più dannose di questo fenomeno sono rappresentate dall’elusione delle norme di conformità richieste dalle Direttive comunitarie di prodotto, le marcature CE rilasciate da organismi notificati poco scrupolosi e quelle fasulle In questo caso il falso coinvolge tutte le produzioni meccaniche con gravi rischi per la sicurezza degli

Sandro Bonomi

Mercati esteri; quali tutele?

Nel corso del recente evento tenutosi sul tema “Cina: strumenti, opportunità e tutele per un approccio di successo al mercato” ed organizzato dall’Unione Costruttori Italiani Macchine Automatiche per il Confezionamento e l’Imballaggio (UCIMA) e dall’Associazione Costruttori Italiani Macchine ed Attrezzature per la Ceramica(ACIMAC), abbiamo approfondito con l’Ing. Giovanni de Sanctis, relatore in rappresentanza del Ministero dello Sviluppo Economico, Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione, Direzione Generale Lotta alla Contraffazione-Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, le problematiche legate alla tutela e difesa dei diritti di Proprietà Intellettuale nei mercati esteri. “Bisogna partire da una premessa – ricorda de Sanctis – che dal 1994, aseguito dell’Accordo TRIPS (The Agreement on Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights)  promosso dall’OMC e per la definizione del quale si lavorò otto anni (l’Italia li ha sottoscritti nel 1995) è stato fissato il minimo livello di tutela della Proprietà Intellettuale in ambito internazionale. L’Accordo, che lega direttamente il commercio internazionale ai diritti di Proprietà Intellettuale, stabilisce i requisiti che le leggi dei paesi aderenti devono rispettare per tutelare la Proprietà Intellettuale nell’ambito del diritto d’autore, delle indicazioni geografiche, dei disegni industriali, dei brevetti, dei marchi ed in numerosi altri aspetti: una sorta di armonizzazione di base nelle procedure, nelle tutele e nelle azioni. L’Accordo TRIPS inoltre stabilisce le linee guida per l’applicazione delle leggi in materia di protezione della Proprietà Intellettuale, per i ricorsi e per le procedure di risoluzione delle controversie. La protezione e l’applicazione dei diritti di Proprietà Intellettuale dovrebbero, in tale contesto, avere l’obiettivo, in particolare, di contribuire al progresso dell’innovazione tecnologica e facilitare il trasferimento e la divulgazione della conoscenza, al fine di un vantaggio reciproco di produttori e utilizzatori. Questo ha creato di fatto le fondamenta di quello che ancora oggi chiamiamo il mercato globale, un mercato che implica indubbi vantaggi ma che al contempo ha anche aspetti rischiosi. Quello che io normalmente rilevo è che le aziende italiane – mediamente micro/piccole, a livello familiare, basate su esperienze e conoscenze maturate nei decenni trascorsi – siano in qualche modo affette da una sorta di provincialismo, e che quindi non abbiano ancora realmente la percezione del mercato globale inteso come vantaggio, ma che in realtà già da tempo soffrano delle sue insidie e dei suoi rischi. E’ su questo punto che va incentrato il ragionamento perché, in caso contrario, si partirebbe col piede sbagliato. Anche perché questa è la principale chiave di lettura del perché ci sono aziende come molte delle italiane che soffrono il mercato globale, e ce ne sono invece altre, molte estere ed anche europee,  che se ne avvantaggiano, e molto. Una volta che si è entrati in quest’ottica, è propedeutico e preventivo considerare gli aspetti di Proprietà Intellettuale che devono essere identificati dalle aziende, opportunamente valorizzati e debitamente protetti nei mercati e per i settori merceologici di attuale interesse, ma anche in quelli di possibile futuro riferimento. Questo perché ci si deve premunire sotto questi aspetti e far anticipare qualsiasi azione produttiva, commerciale, ed anche solo promozionale, dalla tutela della Proprietà Intellettuale, cioè dalla definizione di questi beni immateriali”. “Purtroppo – prosegue de Sanctis – questo accade ben raramente. Infatti, molto spesso le aziende prima si affacciano ai mercati stranieri e poi si tutelano. Prima investono in mercati stranieri e poi si tutelano. Prima pubblicizzano i propri prodotti o servizi e poi si tutelano. Talvolta la tutela può risultare tardiva o può addirittura andare a interferire con la precedente tutela operata da altri che se ne avvantaggiano, in buona fede o non, secondo il caso. In tale circostanza viene eroso non solo il mercato, ma anche l’immagine dell’azienda italiana, concorrendo slealmente e truffando all’occorrenza anche i consumatori. Diventa quindi fondamentale tutelarsi quanto più e quanto meglio possibile, ma soprattutto prima di approcciare mercati esteri, nei casi sia di produzione, sia di commercializzazione, sia anche di sola promozione all’estero. In secondo luogo, quando si arriva in un mercato bisogna aggredirlo – e questo la dice lunga sull’approccio commerciale – con determinazione, decisione e sicurezza. Inoltre, il mercato deve essere monitorato periodicamente, con convinzione e con la diretta presenza di persona di estrema fiducia e grande capacità, buon conoscitore di usi e costumi locali. Non si può, infatti, operare in un mercato per procura, delegando totalmente personale locale, lasciandogli tutto in mano. In particolare trattasi di importatori, distributori, o agenti  ai quali certe aziende italiane si affidano ed ai quali danno in uso e gestione conoscenze, marchi, brevetti, disegni e diritti d’autore, molto spesso non tutelati e quindi non protetti in quei mercati e che, come tali, non possono essere oggetto di condizioni particolari da inserire nei necessari accordi commerciali. In verità, alcune aziende non sottoscrivono neanche accordi scritti ma fondano la loro  internazionalizzazione solo sulla parola data. Si parla di iniziative commerciali, talvolta di parecchi milioni di euro, basate sulle sole parole, e queste sono le realtà a cui mi sono spesso trovato di fronte, che chiaramente, prima o poi, nascondono amare sorprese e spiacevoli imprevisti. Altro aspetto da considerare opportunamente è quello per cui quando ci si trova davanti a dei problemi o a delle violazioni, bisogna far rispettare e valere i propri diritti, in quanto un atteggiamento remissivo, dimostrando incuria nel gestire i propri diritti di Proprietà Intellettuale, porta i malintenzionati  al loro sopravvento sul mercato”.

Proprietà Intellettuale e PMI

“L’innovazione e la creatività – specifica de Sanctis – cioè quello che la mente umana genera, non ha confini, ma la sua tutela ne ha. Succede però che spesso ci si trovi di fronte ad aziende che questo concetto non l’hanno chiaro, per cui registrare ad esempio un brevetto o un marchio in Italia a livello nazionale non significa che abbia la stessa tutela anche in altri paesi. Questo significa che la tutela immateriale la si può far valere sul territorio in cui ha efficacia e comunque nell’ambito della normativa vigente in quel territorio. Ad esempio, come la tutela in Italia non ha diretta efficacia in Cina, non e neanche corretto ritenere che la legislazione italiana sia compiutamente vigente anche in Cina. Diventa quindi importante creare una strategia di tutela che deve andare di pari passo, o meglio deve prevenire e supportare qualsiasi strategia produttiva e commerciale, generando un approccio virtuoso. E questa spirale virtuosa la si avvia considerando per esempio nel budget di qualsiasi processo di innovazione e sviluppo anche il denaro per poterne tutelare il risultato nella realtà in cui questo verrà promosso, commercializzato o prodotto. Così facendo, la tutela della Proprietà Intellettuale servirà all’azienda per entrare nel mercato estero ed in esso inserirsi con sicurezza. Senza tali strumenti, gli strumenti per affrontare eventuali problematiche, sono sicuramente molto più complessi e onerosi sia dal punto di vista economico che di tempo, e sarebbero quindi da evitare, non arrivando a quel punto per proteggersi dalla concorrenza sleale”. Il mancato innesco di questo approccio virtuoso produce ovviamente dei danni in termini economici. Al riguardo de Sanctis ricorda che “lo scorso anno è stata pubblicata una ricerca effettuata dal Censis e dal Ministero dello Sviluppo Economico in cui si stima che nel 2010 la contraffazione in Italia abbia avuto un impatto macroeconomico di 6,9 miliardi di euro do fatturato, 4 miliardi di euro di mancato valore aggiunto, 14 miliardi di euro di mancata produzione, 4,6 miliardi di euro di mancate entrate fiscali e 110mila posti di lavoro persi. È, però, il caso di sottolineare che, trattandosi di indagine svolta a livello nazionale, il risultato, per quanto significativo, è certamente ben poca cosa se fosse comparato con quello dei mercati esteri, anche se solo riferito alle copie di prodotti italiani o in apparenza legati al Bel Paese, facendo quindi riferimento esclusivamente agli interessi delle aziende italiane e a quelli del nostro Paese”.

Contraffazione

“Il problema principale della contraffazione è che viola i diritti di Proprietà Intellettuale già esistenti, e questo è il legame forte ed è anche quello che permette alle aziende di agire più facilmente e rapidamente, anche se viene spesso solo visto come un fenomeno molto complesso ed a carattere internazionale,  che mina la crescita competitiva delle imprese e ne vanifica gli investimenti in ricerca e sviluppo, che deprimere il gettito fiscale, che pregiudica salute e sicurezza dei consumatori, che è ambito di azione della criminalità organizzata la quale trae da essa maggiore risorse che non dal traffico di armi, per esempio, o dal contrabbando. In più esiste un problema di lavoro nero e di lavoro minorile legato normalmente alla produzione di beni contraffatti, e non solo a livello nazionale. Laddove ci sono diritti di Proprietà Intellettuale violati, l’azione di contrasto alla contraffazione è molto più rapida, più efficace e più economica, ma questo purtroppo è un aspetto che spesso viene sottovalutato ed è da qui che bisogna partire”. Il problema della contraffazione e di chi le merci contraffatte le produce e le commercializza non esisterebbe se non ci fosse chi queste merci le acquista pur conoscendone la provenienza. In proposito Giovanni de Sanctis osserva che  “Il modo per combattere il mercato del falso consiste, da un lato, nel creare difficoltà al suo sviluppo attraverso leggi e sanzioni e, dall’altro, c’è la necessità che la tutela della Proprietà Intellettuale sia curata dai diretti interessati. Un grande possibilità è quella di approfittare di quanto offerto dall’Amministrazione con i programmi “Marchi+”, “Disegni+”, “Brevetti+” e “Fondo Nazionale Innovazione”, attraverso contributi e finanziamenti per la registrazione, valorizzazione e sfruttamento di titoli di privativa, con la disponibilità di 108 milioni di euro, in gran parte ancora disponibili. Si tratta di un supporto importante alla tutela della Proprietà Intellettuale delle imprese, per il supporto alla ricerca, sviluppo, industrializzazione e innovazione delle aziende italiane, ma soprattutto per una loro migliore e più ampia presenza nei mercati esteri”.

Maria Cristina Parravicini

1 COMMENTO

  1. Buonasera, siamo una società alla quale è stato concesso un brevetto per invenzione industriale , su tutti i prodotti da forno nutrizionalmente migliorati con l’inserimento di farina di verdure, legato ad un procedimento. Purtroppo, causa poche risorse finanziarie, non siamo in grado di tutelare questo brevetto in quanto abbiamo capito che abbiamo a che fare con grosse aziende che non solo restano autistiche di fronte alla tutela , non ci si puo’neppure parlare in modo professionale o amichevole, rifiutando qualsiasi tipo di contatto oppure con arroganza rispondono tutelate da miriadi di Avvocati. Come possiamo tutelare la nostra idea, pagata fior di quattrini, pensando ad un futuro per l’azienda, concessa peraltro dal Ministero se non si hanno risorse finanziarie per potersi difendere???
    Ringrazio, per la disponibilità
    Andreoli Luisa

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here