Derivati del malto: c’e’ ancora molto da inventare

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Flessibilità, dinamismo, autonomia, capacità relazionali e spirito di adattamento sono le caratteristiche che meglio descrivono come il Dottor Italo Faifer, tecnologo alimentare valtellinese, abbia fin dall’inizio affrontato la propria attività professionale. Non solo ricerca, sviluppo e produzione ma anche gestione di grandi ed impegnativi progetti di innovazione e razionalizzazione delle attività. Diverse aziende alimentari, desiderose di evolvere, hanno riconosciuto in lui un manager competente e capace. I compiti affidatigli non prevedevano smagliature; ha dovuto di volta in volta individuare le azioni, gli interventi e le procedure necessarie per migliorare, rispettando tempi, parametri economici e obiettivi aziendali.
 
Perché ha scelto il corso di laurea in Scienze delle preparazioni alimentari?
Fin dall’adolescenza avevo uno spiccato interesse per le materie scientifiche; m’immaginavo ricercatore in campo biologico o chimico. Al momento di scegliere ho valutato con attenzione il corso di Laurea in Scienze delle preparazioni alimentari; era relativamente nuovo e non inflazionato. M’interessavano la filiera, l’approccio a prodotti destinati all’alimentazione umana, i loro contenuti “etici” e di responsabilità sociale. In seguito, durante il mio iter lavorativo ho imparato ad apprezzare anche gli aspetti gestionali, ora diventati prevalenti; mi piace pensare sempre in termini di sintesi tra tecnologia, qualità e management.

Una carriera multi-sfaccettata

Com’è stato il primo approccio al mondo del lavoro?

Italo Faifer

Ho iniziato nel 1985, nel settore lattiero caseario, all’Invernizzi quando fu acquisita dal Gruppo Kraft. Lavoravo come Research Scientist per la sezione italiana della Kraft Europe R&D. Ho imparato molto; il costante contatto con i colleghi del centro ricerche di Monaco di Baviera è stato fondamentale; tuttora faccio tesoro di quanto appreso in quel periodo. La sezione italiana stentava però a ritagliarsi uno spazio nella grande multinazionale. Ero agli inizi, volevo crescere professionalmente e quando ho avuto l’occasione di assumere un incarico indirizzato alla produzione ed alle responsabilità di gestione ho subito accettato.

Come è avvenuto questo passaggio?
Come accade spesso; un contatto importante e l’offerta di gestire lo stabilimento E. Vismara di A. Biffi & C. di Segrate (Mi). Tra i miei compiti c’erano anche lo sviluppo e l’industrializzazione di nuovi prodotti, in particolare di sughi e creme spalmabili. Questa esperienza mi ha reso autonomo nella gestione manageriale, ha affinato la mie capacità decisionali e negoziali con colleghi, superiori, clienti e fornitori. Ho imparato a guidare e motivare il mio team. Alcuni anni più tardi si è presentata l’opportunità di lavorare per il gruppo Barilla, come responsabile dello stabilimento Le Tre Marie di Pomezia. Grazie anche al sostegno fondamentale della mia famiglia, ho deciso di trasferirmi. Ho vissuto 10 anni intensi, impegnativi di cui conservo un ottimo ricordo.

Quale è stata la parte professionalmente più appagante?
La crescita dello stabilimento, contribuire all’aumento dei volumi e del numero dei collaboratori, l’installazione e l’automazione di nuove linee di croissanterie surgelata, mantenendo intatta ed in molti casi migliorando la qualità dei prodotti. Ho poi diretto per tre anni lo stabilimento Le Tre Marie di Milano, specializzato in prodotti da ricorrenza.

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