Additivi alimentari: come se ne accerta la sicurezza

362

Gli additivi alimentari sono sostanze aggiunte intenzionalmente ai prodotti alimentari per svolgere determinate funzioni tecnologiche. Prima dell’autorizzazione al loro utilizzo, tali sostanze devono essere sottoposte ad una valutazione della sicurezza tramite organi di controllo come, in Europa, l’European Food Safety Authority (EFSA) o, a livello globale, un comitato misto FAO/OMS di esperti (JECFA). Scopo del presente lavoro è quello di descrivere le modalità con sui si accerta tale sicurezza. La valutazione è effettuata da esperti che analizzano i risultati ottenuti dallo svolgimento di un preciso e rigoroso protocollo di studi tossicologici condotti principalmente su animali, ma che possono comprendere, ove disponibili, le osservazioni nell’uomo. Il protocollo tossicologico prevede prove di tossicità acuta, sub-cronica e cronica, informazioni riguardo all’assorbimento, distribuzione, metabolismo ed escrezione, valutazione dell’eventuale attività mutagena, teratogena o cancerogena. L’insieme di queste informazioni permette di definire il profilo di sicurezza della sostanza, di identificare il NOAEL (no-observed adverse effect level, la dose più alta a cui non si osserva alcun effetto avverso/tossico) e l’ADI (acceptable daily intake, dose giornaliera accettabile), ossia la quantità espressa come mg/kg peso corporeo che può essere ingerita da un individuo per tutto l’arco della vita senza che ne derivi un effetto avverso/tossico. I valori di NOAEL sono determinati in animali da laboratorio, non negli esseri umani. Per questa ragione viene introdotto un fattore di sicurezza 10 nell’estrapolazione all’uomo; un altro fattore 10 viene poi utilizzato per tenere conto della variabilità intraspecie presente nella popolazione. Il margine di sicurezza può essere aumentato a 1000, per esempio quando sono disponibili solo studi di tossicità a tempo più limitato (cioè, 90 giorni), al fine di colmare le incertezze dovute alla mancanza di test a lungo termine. L’ADI è, quindi, una dose sicura ricavata da un livello senza effetto tossico nell’animale (in esperimenti a lungo termine) divisa per un fattore di sicurezza generalmente non inferiore a 100: per questa ragione il suo superamento transitorio non costituisce di per sé una situazione di rischio.

Bibliografia
M. Marinovich, Dolcificanti intensi non calorici: focus sulla sicurezza d’impiego, Roma, 11 Gennaio 2012

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here