Riciclo delle capsule usa e getta e nuovo metodo per la determinazione dell’acrilamide nel caffè

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Stato dell’arte del riciclo delle capsule da caffè: un caso di studio
Quello del caffè espresso monoporzionato è un mercato in forte espansione, con tassi di crescita tra i più elevati nel settore del largo consumo. Si tratta di un’evoluzione avviatasi nei primi anni del 2000 che ha sancito il passaggio dall’offerta di una “semplice” materia prima (caffè in grani o macinato) all’offerta di un “sistema” integrato di prodotto/servizio, composto da una macchina e da monodosi di caffè in cialde di carta o capsule di plastica o alluminio. Tuttavia, la crescita a due cifre del settore può comportare una serie di conseguenze negative per l’ambiente, prima fra tutti la creazione di una nuova tipologia di rifiuto, le capsule monodose usa e getta, alla quale le case produttrici non sembrano ancora prestare la giusta attenzione. In uno studio recente, effettuato da un gruppo di ricercatori italiani (Lucchetti et al., 2012), viene illustrato e discusso il case study di un’azienda che ha ideato un apposito programma per il recupero ed il riciclo di tali capsule. Nel caso specifico, queste ultime sono composte da 5,5 grammi di caffè rivestito da 1 grammo di alluminio. La scelta è ricaduta su questo materiale per le sue notevoli proprietà. L’alluminio garantisce un’ottima protezione dalla luce, dai raggi ultravioletti, dal vapore acqueo, dai grassi e dagli oli, dall’ossigeno e dai microrganismi; è igienico, non tossico e non interferisce nell’aroma e nel gusto del caffè. Inoltre, è il metallo da imballaggio più leggero e questo consente di ridurre i costi e l’impatto ambientale nella fase di trasporto. L’alluminio possiede anche numerose caratteristiche positive di sostenibilità essendo il materiale da imballaggio che meglio si presta al riciclo: per ottenere materia prima secondaria occorre appena il 5% di energia necessaria al processo di produzione primario, non c’è perdita di qualità e può essere riciclato infinite volte senza perdere le proprietà iniziali. Il programma sviluppato dall’azienda per il riciclo delle capsule si basa due aspetti principali: una stretta collaborazione con l’industria dell’alluminio per garantire le migliori procedure nella produzione e raffinazione del materiale e la creazione di sistemi efficaci per il recupero delle capsule nei mercati chiave in cui l’azienda è attiva. Le filiere del riciclo, la logistica del recupero, i livelli di consapevolezza dei consumatori e la loro disponibilità a riciclare sono aspetti che differiscono da Paese a Paese e possono essere affrontate solo mediante la cooperazione multi-stakeholders. Nello studio vengono, infine, analizzati i risultati ottenuti applicando questa strategia in 5 differenti mercati: Svizzera, Spagna, Francia, Portogallo e Germania. Al momento in Italia il programma non è ancora attivabile poiché il Legislatore non include le capsule da caffè nel sistema nazionale di gestione degli imballaggi.

Rapida determinazione HPLC-MS/MS dell’acrilamide nel caffè
L’acrilamide presenta caratteristiche di tossicità e di sospetta carcinogenicità e, di conseguenza, la sua determinazione nei prodotti alimentari è di fondamentale importanza per la salute dei consumatori. In uno studio recente, effettuato da un gruppo di ricercatori italiani (Bortolomeazzi et al., 2013), viene proposto un nuovo metodo, basato sull’utilizzo della cromatografia liquida interfacciata con la spettrometria di massa tandem (HPLC-MS/MS), in grado di determinare, in modo rapido, la presenza di questa tossina nei chicchi di caffè tostati. In particolare, l’acrilamide viene estratto in acqua e purificato utilizzando una colona SPE (estrazione in fase solida). La composizione di quest’ultima è stata ottimizzata per minimizzare l’interferenza con alcuni composti presenti nei chicchi (melanoidine, trigonelline, acidi clorogenici e caffeina). Gli autori evidenziano che la procedura analitica non comporta operazioni complesse dal momento che consiste semplicemente nell’iniettare 1 mL dell’estratto acquoso, seguito da 1 mL di acqua pura attraverso la colonna SPE. Dopo questa operazione il campione è pronto per l’analisi HPLC-MS/MS. Il metodo è stato convalidato impiegando campioni preparati a partire da chicchi di diversa origine sottoposti a diversi livelli di tostatura. I risultati dimostrano che la procedura proposta è altamente riproducibile (con un errore inferiore al 5%) ed i livelli di recupero del composto target (i.e., acrilamide) variano nell’intervallo 92-95%. Gli autori evidenziano, inoltre, che i limiti di rilevabilità sono pari a 5 microgrammi kg-1. Concludendo, il metodo proposto garantisce risultati simili a quelli forniti da procedure molto più complesse e, perciò, può essere utilmente utilizzato come metodo routinario per la determinazione dell’acrilamide nei chicchi di caffè tostati.

Riferimenti bibliografici
M.C. Lucchetti et al., Atti del XXV Congresso Nazionale di Scienze Merceologiche, Trieste-Udine, 26-28 Settembre 2012, 417-423
R. Bortolomeazzi et al., Food Chemistry, 135, 2012, 2687-2693

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