Brasile, opportunità in crescita

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Le attrezzature collegate alla filiera agroalimentare sono affermate, ma non quanto le potenzialità del mercato brasiliano consentirebbero. Esistono, quindi, ampi margini di penetrazione in questo settore per le imprese italiane.

Il Brasile da diversi anni rappresenta una della principali realtà a livello internazionale. In particolare vanta enormi potenzialità per quanto concerne lo sviluppo del settore agroalimentare, grazie alla grande disponibilità di energia e di acqua (possiede circa il 13% delle risorse di acqua potabile al mondo) e una disponibilità di terreni atti alla coltivazione per circa 90 milioni di ettari (il 20% della terra arabile al mondo). In questo contesto anche i settori direttamente collegati all’agri-business, compresi quelli ad alto valore tecnologico, ne potrebbero trarre grandi vantaggi. Il Brasile non è più solo un grande produttore ed esportatore di alimenti quali caffè, soia, carne e frutta. La continua industrializzazione del Paese, accompagnata dal progresso tecnologico, sta spingendo molte aziende ad investire in nuove tecniche di produzione agroalimentari, che riguardano anche il settore delle macchine di processo e quelle di confezionamento. Secondo una Guida elaborata da Promos – Azienda Speciale della Camera di Commercio di Milano – con i dati disponibili a gennaio 2012, l’agri-business è stato il settore produttivo a maggior crescita del Brasile nell’ultimo decennio. Se si considerano anche i biocarburanti, il settore è responsabile del 25% del PIL del Paese e di oltre il 35% delle sue esportazioni. Tra i settori maggiormente coinvolti: l’industria dei macchinari, le tecnologie per la semina, la coltivazione e la raccolta,  l’industria delle sementi, dei fertilizzanti e dei pesticidi, la produzione di etanolo e biocarburanti vari e l’industria del packaging e della conservazione dei prodotti alimentari.

Quadro economico generale del Brasile

Il Governo Lula, che si è concluso in Brasile il 31 dicembre del 2010, si è caratterizzato da bassa inflazione, dalla riduzione della disoccupazione e da costanti record della bilancia commerciale (Fonte: Guida al Mercato Brasiliano 2011 – ICE San Paolo). Ha incentivato le esportazioni, ha diversificato gli investimenti fatti dal BNDES (Banca Nazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale), ha stimolato il micro-credito ed ha ampliato gli investimenti nell’ambito dell’agricoltura a carattere familiare attraverso il PRONAF (Programma Nazionale dell’Agricoltura Familiare). Durante la crisi economica mondiale, il Brasile ha saputo tenere rispetto alla maggior parte delle grandi economie mondiali, uscendo dalla crisi ed arrivando ad essere la sesta economia mondiale nel 2011, prendendo il posto della Gran Bretagna. L’economia del Brasile, infatti, è cresciuta del 7,5% nel 2010, mentre quelle del G7 soltanto del 2,5%. Nel 2012, invece, il Pil è cresciuto solo dello 0,9%. Cifra al di sotto di quanto preventivato all’inizio dello scorso anno. Nonostante la flessione economica, però, il Brasile continua a crescere e oggi il 53% della popolazione appartiene alla classe media.

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