Spreco alimentare, produzione e marketing

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shutterstock_67772824Marciando spediti verso EXPO 2015, l’evento che metterà in vetrina il cibo del mondo, occorre riflettere su come questo evento potrà modificare le produzioni del comparto alimentare. In altri termini, è opportuno domandarsi se dopo questo evento nulla sarà più come prima, non tanto nel modo di produrre, ma nel modo di pensare al cibo. In merito, ritengo che alcune riflessioni siano necessarie, partendo da alcuni termini essenziali che possono fungere da “parole guida”, quali ad esempio: ambiente, biodiversità, etica, marketing, sostenibilità, spreco alimentare, tecnologia. Alcuni di questi termini possono andare di pari passo ed essere analizzati congiuntamente, come biodiversità e ambiente, etica e spreco alimentare, tecnologia e marketing. Oppure, possono formare un insieme unico e globale che, racchiudendo in sé le diverse anime del locale e del globale, traccia le future tendenze dei consumi alimentari ai quali il settore produttivo dovrà, in qualche modo, riferirsi. Azzardando, ma non troppo, qualche ipotesi, possiamo affermare che l’analisi dei termini a coppie è, in fondo, quella che normalmente è stata fatta in questi anni e che ancora si sta facendo. Questo è, infatti, quello che si osserva quotidianamente quando si associa la distruzione dell’ambiente alla scomparsa della biodiversità, mentre è, però, vero anche il contrario, pur se non sempre viene riconosciuto. Oppure, si pensa che lo spreco alimentare sia semplicemente contrario all’etica (quindi non etico è l’utente, o consumatore finale) senza porsi il problema se questo binomio (spreco alimentare ed etica) sia dipendente, o meno, dalla tecnologia o dal marketing, altri due termini utilizzati spesso in coppia. E’ noto, ad esempio, che la tecnologia, intesa come produzione e confezionamento (ovvero presentazione del prodotto) è dettata dal marketing. Invece, l’analisi globale dei termini potrà essere quella del futuro, quella del dopo Expo, quella che potrebbe portare a cambiamenti epocali nel modo di affrontare il problema del cibo e ai quali tutti dovremo riferirci. In un simile contesto, diventa anche più semplice osservare il presente e capire, ad esempio, che il continuo spreco domestico di cibo che, nel 2013, in Italia, ha raggiunto una media di circa un kg al mese per ogni famiglia (per un valore commerciale pari a 8,7 miliardi di €), come riferito nel Rapporto Waste Watcher 2013, non è contraddittorio con la riduzione dei consumi alimentari che, nel nostro Paese, con riferimento al periodo 2007-2013, è pari al 3,6%. Solo un approccio globale al problema consente di capire un fenomeno complesso come quello alimentare, che non può più essere semplicemente quello di causa-effetto, perché l’effetto (che possiamo definire evento), è determinato da più fattori (cause) concatenati. Pertanto, il settore produttivo non potrà più orientare i consumi, ma finirà per essere orientato non più solo dal marketing, ma anche, e soprattutto, dal consumatore finale, che potrà presentare esigenze diverse, in relazione a cultura e tradizioni proprie. Ciò, non sarà un fatto secondario per il nostro Paese, culla della dieta mediterranea e, più in generale, del Food Made in Italy. Di questo, l’industria nazionale dovrà tenerne conto, in particolar modo adeguando i rapporti interni tra i fattori biodiversità, tecnologia e marketing, allineandoli alla salvaguardia dell’ambiente e alla riduzione degli sprechi, nell’ottica dell’obiettivo finale di un sistema alimentare più etico e sostenibile.

Dante Marco De Faveri

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