Il maggio italiano

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Approvato in aprile dal Consiglio dei Ministri il documento economico finanziario (DEF), da questo mese di maggio circa 14 milioni di italiani riceveranno, in busta paga, una maggiorazione mensile di 80 €. Considerando che il numero di famiglie in Italia può stimarsi oggi in circa 25 milioni (i dati del censimento ISTAT 2011 ne indicavano circa 24,6 milioni, con un trend in continua crescita) possiamo ritenere che ben oltre la metà dei nuclei famigliari italiani avranno a disposizione almeno il 5% di aumento (per redditi pari a 1500 € mensili. Per redditi inferiori la percentuale aumenta proporzionalmente). La notizia può fare solo piacere, e va ben oltre l’intenzione di chi l’ha decisa solo con la prospettiva di aumentare la capacità di spesa della popolazione più debole per un rilancio dei consumi interni. Come se questo bastasse a risollevare il Paese da una crisi che si prolunga ormai da troppo tempo. Timidi segnali di ripresa, a detta degli esperti, pare siano all’orizzonte, anche se con maggior realismo gli organismi internazionali prevedono qualche ripresa vera solamente a partire dai prossimi anni, forse già dal 2015, anche per il vantaggio di poter contare, fra dodici mesi esatti, su una manifestazione di portata mondiale quale l’Expo. Prima ancora di chiederci, dunque, se questa maggior capacità di spesa ipotizzata dal Governo potrà concretizzarsi in un aumento dei consumi (è questo lo potremo vedere solamente nei prossimi mesi), vale la pena soffermarsi su come questa potrà incidere sul settore agroalimentare. Secondo i dati ISTAT, i consumi degli italiani sono scesi, complessivamente, nel 2013 del 2,1%: settore alimentare meno 1,1%, restanti settori meno 2,7%. Partendo dal presupposto che la maggior parte dei 14 milioni di cittadini, e dei loro famigliari, abbiamo regolarmente assunto cibo anche nel periodo antecedente questo mese di maggio, è possibile immaginare che in futuro, per alcuni, potrà esserci una alimentazione diversa, magari un po’ più di qualità, con un conseguente modesto aumento del fatturato del comparto, ma difficilmente si avranno grandi benefici in termini reali di aumento dei consumi. E’ possibile, invece, che qualche altro settore, dove il calo dei consumi è stato decisamente più marcato, possa trarne qualche beneficio. Oppure, è più probabile che l’aumento di stipendio possa essere utilmente impiegato per saldare un debito, oppure per pagare una parte della rata del mutuo o, più semplicemente, per consentire a numerose famiglie di realizzare un piccolo risparmio a fine mese, che non potevano permettersi da molto tempo. Indipendentemente dalla maggior capacità di spesa, comunque, resta il supporto economico a circa 14 milioni di italiani che potranno disporre di un aiuto che, forse, potrà consentire loro di guardare al futuro con un po’ di apprensione in meno. Per il rilancio dei consumi interni, invece, non ci resta che attendere tempi migliori. Sicuri che nell’attesa i nostri esperti sapranno sciorinare ricette di crescita e previsioni sul PIL e sul rapporto deficit/PIL che, come sempre, andranno disattese.

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