Studio di valorizzazione energetica del processo di trasformazione dei sottoprodotti alimentari

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La valorizzazione dei sottoprodotti di origine agro-alimentare è complicata dal fatto che la loro disponibilità è spesso stagionale, la loro movimentazione è onerosa e la loro conservabilità è generalmente limitata. Tra le varie filiere agroalimentari, l’industria di trasformazione del pomodoro, di cui l’Italia è il primo produttore europeo, comporta la produzione di considerevoli quantità di sottoprodotti. Nel dettaglio, parte del materiale che arriva all’industria di trasformazione è scartato e non ulteriormente processato a causa di danni meccanici o biologici e/o a causa di una maturazione incompleta; oltre a ciò, dal pomodoro trasformato vengono eliminati semi e bucce. Complessivamente, i residui rappresentano circa il 2-5% della massa in ingresso all’industria di trasformazione, la parte predominante è costituita dalle bucce mentre la quota legata ai pomodori scartati è variabile in funzione della stagione. Nonostante numerosi studi abbiano dimostrato come da questi sottoprodotti possano essere estratti composti con un elevato valore poiché utilizzabili in cosmetica o a fini nutrizionali, la gestione di questi scarti rappresenta generalmente un problema (e un costo) per le aziende di trasformazione. Il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali. Produzione, Territorio, Agroenergia, università di Milano e il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, Università Politecnica delle Marche hanno posto a confronto due scenari, quello in cui non si ha la valorizzazione dei sottoprodotti che sono quindi utilizzati in agricoltura come ammendanti e quello in cui questi vengono valorizzati all’interno di un impianto di digestione anaerobia che produce biogas a sua volta utilizzato all’interno di un motore in assetto cogenerativo CHP. L’elettricità prodotta è immessa nella rete elettrica nazionale ed evita la produzione della stessa energia da fonte fossile, mentre il calore è in parte utilizzato per mantenere la temperatura di processo nei digestori (40°C) e in parte reimpiegato dall’industria di trasformazione del pomodoro (cottura, pastorizzazione ecc.) sostituendo energia termica. Il digestato prodotto dei sottoprodotti della lavorazione del pomodoro è utilizzato come fertilizzante organico: a tal proposito è importante ricordare che, in termini assoluti, la quantità di elementi nutritivi presente al suo interno è uguale a quella originariamente presente nei sottoprodotti; nel corso della digestione, infatti, il contenuto in NPK non cambia, varia soltanto il rapporto tra la componente organica e quella minerale.

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