Bioplastica da sottoprodotti del pomodoro e di altri vegetali

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shutterstock_63979390Un gruppo di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche dell’Istituto di chimica biomolecolare (Icb) insieme all’Istituto di chimica e tecnologia dei polimeri (Ictp) hanno ideato un’eco plastica derivante dalla trasformazione delle bucce di pomodoro. Lo studio svolto ha permesso di inserire nel contesto produttivo delle bioplastiche nuovi materiali di scarto, come le bucce residue della lavorazione del pomodoro, altrimenti destinate alla discarica. Fino a questo momento, sono stati utilizzati i polisaccaridi di origine vegetale ricavati direttamente da mais o patate per produrre shopper e sacchetti di plastica biodegradabili destinati alla raccolta dei rifiuti domestici organici. L’obiettivo, è quello di applicare lo stesso metodo a scarti di lavorazione provenienti da altri settori industriali, come i residui della lavorazione dei crostacei (gusci di gamberi e granchi), oppure lana di pecora non destinata a produrre filati. La materia prima di origine animale contiene polimeri come chitine e carragenine, che conferiscono maggiore resistenza all’ecoplastica. Questi sottoprodotti di lavorazione di origine animale, miscelati ai polimeri vegetali ricavati dagli scarti del pomodoro, o di altri vegetali permettono di ottenere bioplastica.

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