Ripensare l’economia

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La salvaguardia del pianeta maturata dopo Cop 2015 tenutasi a Parigi, da un lato, e il pacchetto delle misure UE per favorire il passaggio da un’economia lineare ad una circolare, dall’altro, invitano tutti gli attori interessati ad un ripensamento generale dello sviluppo economico che dovrà caratterizzare il nostro futuro. Per dirla con il Vice-Presidente della Commissione UE “il nostro Pianeta e la nostra economia non potranno sopravvivere se continueremo a seguire la logica del prendi, trasforma, usa e getta”. Le risorse sono preziose e la loro salvaguardia presuppone di ripensare non solo il nostro modo di produrre, ma anche di consumare. Per questo il pacchetto di misure previsto è rivolto alle imprese e ai consumatori, oltre che alle autorità nazionali e locali che dovranno guidare questa trasformazione. Le misure messe sul piatto dalla Commissione Europea sono cospicue e partono da 650 milioni di euro provenienti da Horizon 2020 fino a 5,5 miliardi di euro provenienti dai fondi strutturali per la gestione dei rifiuti, oltre a investimenti che potranno essere messi a disposizione a livello locale dai singoli Paesi. Tra le azioni previste, e finanziabili, per transitare l’economia dal livello lineare a quello circolare particolare importanza rivestono quelle indirizzate alla riduzione dei rifiuti alimentari, da dimezzarsi entro il 2030, a cui si aggiunge una migliore indicazione della data entro la quale il prodotto potrà essere consumato. Altre azioni importanti riguardano la revisione del regolamento relativo ai concimi, con particolare riferimento al sostegno dei bionutrienti spesso contenuti nei sottoprodotti, e le disposizioni normative in materia di riutilizzo delle acque reflue. A supporto di quanto sopra elencato, non manca lo sviluppo di norme e regolamenti riguardanti l’implementazione e la valorizzazione delle materie prime seconde. Questo è l’aspetto fondamentale che consentirà agli operatori economici di procedere nei tempi e nei modi che l’Unione Europea sta cercando di imporre nel proprio territorio. In altri termini, le misure messe in campo trasmettono un messaggio forte e chiaro di apertura a nuove opportunità commerciali e, allo stesso tempo, di stimolo alla competitività imprenditoriale. Tale messaggio potrà essere recepito e messo in atto solamente con una radicale modifica del concetto di sottoprodotto che va inteso come risorsa da valorizzare e non già come rifiuto da smaltire. Nel settore alimentare la quantità e la qualità dei sottoprodotti consente di operare in “regime” di economia circolare sia utilizzando gli stessi sul piano strettamente energetico con una banale combustione o con sistemi più sofisticati quali, ad esempio, i processi pirolitici, sia utilizzandoli come materie prime per la realizzazione di nuovi prodotti. Quest’ultimo impiego può prevedere l’utilizzo in cascata dei sottoprodotti con la realizzazione di una vera e propria bio-raffineria, oppure l’impiego singolo degli stessi, in relazione alle proprie caratteristiche intrinseche e al luogo di produzione. Ma è soprattutto la politica che dovrà operare, con coraggio e fiducia verso gli operatori economici che in questa direzione vorranno spingersi, vigilando con controlli rigorosi senza, però, gravare sugli stessi con burocrazie esasperate e, il più delle volte, inutili.

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