Il legame tra consumi energetici e sicurezza alimentare

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“Sebbene sia essenziale, è improbabile che il miglioramento dell’efficienza energetica possa impedire un incremento della domanda futura di energia”. Ad affermarlo è un istituto di ricerca internazionale, l’IFPRI (International Food Policy Research Institute), che nel suo “Global Food Policy Report 2016” punta il dito contro la sproporzione nel consumo energetico tra i sistemi alimentari delle nazioni più avanzate e quelli dei paesi a medio e basso reddito. Il rapporto nell’energia utilizzata per produrre e distribuire cibo è infatti di 5 a 1 e l’OCSE prevede un quadruplicamento dell’economia mondiale entro il 2050. Questo porterà con sé un aumento della domanda energetica mondiale e un aumento delle emissioni di gas serra. Secondo i calcoli riportati nel report, si stima che, se i Paesi più poveri ripetessero il percorso seguito dalle nazioni avanzate, le emissioni raggiungerebbero, già nella seconda metà di questo secolo, livelli che gli scienziati hanno associato a gravi mutamenti climatici. Secondo le stime dell’IFPRI, inoltre, per nutrire 9,6 miliardi nel 2050 sarà necessaria una fornitura supplementare di energia del 20%. Effetti sul clima e incremento dei costi energetici potranno riflettersi sui prezzi del cibo (come avvenne nel 2008) con gravi effetti sulla sicurezza alimentare dei paesi poveri.  Secondo le valutazioni dell’istituto di ricerca, infatti, i danni alla produzione agricola provocati dalle mutazioni climatiche potranno rallentare l’attuale processo di riduzione della malnutrizione mondiale causando, entro il 2050, una crescita del 10% nel numero di bambini malnutriti nei paesi in via di sviluppo.

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