Micro e nanoplastiche negli alimenti

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EFSA valuterà i rischi per i consumatori derivanti dalla presenza di microplastiche e nanoplastiche nei prodotti ittici. La rete di scambio sui rischi emergenti le ha segnalate come potenziale rischio per la sicurezza alimentare. Nel 2011 EFSA aveva pubblicato le Linee guida sulla nanoscienza e le nanotecnologie nella filiera alimentare. Il documento dovrebbe essere aggiornato nel 2018. Le microplastiche sono particelle di dimensioni comprese tra 0,1 e 5000 µm, mentre le nanoplastiche misurano da 0,001 a 0,1 µm. Contaminano gli alimenti tramite la frammentazione della cosiddetta “zuppa di plastica” che inquina mari ed oceani. Sono state rilevate alte concentrazioni di microplastiche in stomaco ed intestino dei pesci ma, poichè le interiora non sono ingerite, l’esposizione dei consumatori è minima. Maggiori preoccupazioni vengono da molluschi e crostacei. Altri alimenti a rischio sono sale, miele e birra. L’ingestione di microplastiche aumenta anche l’esposizione a PCB (policlorobifenili) ed IPA (idrocarburi policiclici aromatici). EFSA ha stimato che 225g di cozze (una porzione) potrebbero contenere fino a 7 microgrammi di microplastica contribuendo ad aumentare l’esposizione ai PCB di circa lo 0,01% ed al BPA di circa il 2%. Le nanoparticelle di sintesi sono più pericolose. Attraversano le membrane cellulari e si insediano nelle cellule con potenziali conseguenze per la salute.

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