Pier Paolo Sedda, una start up promettente

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Pier Paolo Sedda

Acquacoltura, prodotti a chilometri zero, piatti pronti shelf-stable che piacciono molto e sottraggono quote di mercato ai precotti surgelati. In Sardegna, essere un tecnologo alimentare significa spaziare dalla meticolosa conservazione della tradizione, alla messa a punto di categorie di prodotti che cambieranno il nostro modo di mangiare

Maria Zemira Nociti

Secondo una recente ricerca di Mintel, il 30% delle persone che lavorano dedica al pranzo non più di 15 minuti ed il 35% salta il pasto preferendo impiegare la pausa per sbrigare piccole incombenze, fare shopping o allenarsi. Questi ed altri nuovi stili di vita trainano il mercato dei piatti pronti shelf-stable. Ne abbiamo parlato con il dottor Pier Paolo Sedda, laureato in Scienze e tecnologie alimentari e responsabile di produzione presso lo stabilimento UNICHEF di Santa Giusta (Oristano).

Perché ha scelto la facoltà di Scienze e tecnologie alimentari? Sono sempre stato attratto dai processi industriali in genere e dalla trasformazione degli alimenti in particolare. Conseguito il diploma di agrotecnico, ho subito trovato lavoro nell’allora emergente settore dell’acquacoltura. Mi occupavo di allevamento ed ispezioni igienico sanitarie di allevamenti e prodotti ittici per conto dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna. Mi sono nel frattempo iscritto alla facoltà di Agraria dell’Università di Sassari. In quel periodo l’ateneo avviò alcuni nuovi indirizzi specialistici, tra questi il corso in Scienze e tecnologie alimentari. Lo scelsi perché era un percorso nuovo che avrebbe potuto aprirmi interessanti sbocchi professionali e perché era il coronamento delle esperienze lavorative da me maturate fino ad allora.

Si è dedicato solo allo studio o ha continuato a lavorare? Mentre studiavo, oltre ad aver acquisito diversi crediti formativi facoltativi inerenti all’acquacoltura, sono stato tirocinante presso la Cooperativa pescatori e molluschicultori di Cabras (OR), un impianto semi artigianale di trasformazione della bottarga di muggine. Ho fatto un secondo tirocinio presso VIP Sardegna Agroalimentare srl che, all’epoca, produceva solo pasta fresca surgelata. Mi chiesero d’impostare il nuovo laboratorio interno e di effettuare i controlli microbiologici. Due giorni dopo la laurea, mentre con alcuni colleghi organizzavo una meritata festa, mi chiamò il dottor Carlo Corrias, amministratore delegato di VIP e mi proposte l’assunzione come responsabile qualità. I miei compiti sarebbero stati la gestione del laboratorio d’analisi, la predisposizione delle procedure di autocontrollo igienico e l’implementazione delle certificazioni per due nuovi rami aziendali di prossima apertura: lavorazione ortofrutta per il settore catering e trasformazioni ittiche per la medesima finalità.

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