Biopolimeri dai rifiuti organici

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rifiutiÈ stata sviluppata una nuova piattaforma in grado di trasformare gli scarti organici in biopolimeri, riducendo al tempo stesso gli oneri di gestione dei rifiuti e la dipendenza dai prodotti petrolchimici.

A realizzare la soluzione sono stati i ricercatori del progetto Synpol (Biopolymers from syngas fermentation), finanziato dall’Unione Europea, intenzionati a valorizzare, almeno parzialmente, la montagna di rifiuti prodotti ogni anno dai Paesi europei.

261 milioni di tonnellate di materiale, in gran parte ricco di carbonio: 120 milioni di tonnellate di residui agricoli e oltre 10 milioni di tonnellate di fanghi di depurazione. Una vera e propria “miniera d’oro”, secondo i ricercatori, in gran parte ancora da sfruttare.

Gli studiosi hanno combinato l’utilizzo della pirolisi (il processo di decomposizione di una sostanza tramite trattamento termico) con la tecnologia a microonde per convertire i rifiuti organici complessi in syngas, un gas combustibile costituito da una miscela di monossido di carbonio, idrogeno e anidride carbonica.

La fermentazione del syngas tramite diversi ceppi batterici ha permesso di costruire blocchi di polidrossialcanoati (PHA), una famiglia di poliesteri utilizzati da alcuni microorganismi come riserva cellulare di carbonio ed energia.

Queste componenti sono state infine combinate via catalisi chimica ed enzimatica per sintetizzare quattro prototipi bioplastici con proprietà migliorate, adatte ad una vasta applicazione commerciale: poli(butilene succinato) – PBS;  poli(propielene succinato) – PPS; poli(butilene adipato) – PBA e poli(butilene succinato-co-butilene adipato) – PBSA.

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