La Cina applica con il massimo zelo la normativa sulla sicurezza alimentare

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Le autorità cinesi si dimostrano molto zelanti nell’applicare la normativa sulla sicurezza alimentare. Recentemente a Shanghai sono stati chiusi tutti i punti vendita di una celebre catena di panetterie di stile francese.

La chiusura si deve all’ispezione effettuata presso il laboratorio centrale di produzione della azienda, dove sono stati riscontrati 500 sacchi di farina riportanti un TMC antecedente alla data della ispezione ed evidentemente ammuffite.

Vi erano anche alcune altre non conformità. L’ispezione è avvenuta a seguito della denuncia di un ex dipendente, le immagini del laboratorio in questione erano state postate sui social media. Le autorità competenti hanno per precauzione decretato la chiusura di altre attività dello stesso imprenditore: una gelateria, un fast food ed un bistrot anche se durante l’ispezione non erano state riscontrate anomalie.

La normativa cinese sull’etichettatura dei prodotti preconfezionati (GB 7718) indica la data di scadenza di un prodotto come “la fine del periodo entro il quale, se sono state rispettate le condizioni di stoccaggio riportate in etichetta, il prodotto è vendibile e mantiene le caratteristiche che, per tacito accordo con l’azienda, il consumatore si aspetta di trovare”.

Questa definizione è confermata dall’art.150 della legge cinese sulla sicurezza alimentare. Nella legislazione cinese non esiste invece la definizione di data di scadenza intesa come periodo trascorso il quale il prodotto diventa pericoloso per la salute.

Per contro, l’articolo 124 della legge cinese sulla sicurezza alimentare proibisce la distribuzione di ingredienti, alimenti o additivi alimentari che presentino una shelf-life ingannevole. Vieta inoltre l’utilizzo dei prodotti dopo la data riportata sulla confezione.

 

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