Sostenibilità ambientale, fonte di competitività per le aziende alimentari

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Gli impatti ambientali sono il terzo maggior fattore di scelta di acquisto per i consumatori, dopo la qualità e il prezzo. La sostenibilità ambientale non è solo un dovere, ma anche un’opportunità per le imprese alimentari per migliorare la propria competitività sul mercato. L’UE ci crede e finanzia molteplici progetti green.

Il cambiamento climatico è una delle maggiori sfide che l’umanità affronterà nei prossimi anni. Quasi tutte le attività umane generano direttamente o indirettamente una quantità di gas a effetto serra. Il più importante di questi gas è l’anidride carbonica. L’impronta di carbonio è la misura della quantità totale di emissioni di anidride carbonica prodotte direttamente o indirettamente da un’attività o accumulate durante le fasi di vita di un prodotto, sia un bene che un servizio.

Nell’industria alimentare queste fasi includono la coltivazione primaria di materie prime, il trasporto, la trasformazione, la conservazione, il consumo e alla fine il rifiuto. La produzione e il consumo di alimenti sono responsabili di una quota significativa di tutti gli impatti ambientali antropici. Il settore alimentare contribuisce in modo significativo alle emissioni di carbonio poiché il cibo viene preparato e distribuito utilizzando enormi quantità di energia durante la lavorazione, l’imballaggio e il trasporto.

Si stima che nell’UE almeno il 5-6% delle emissioni globali di gas serra sia dovuto al trasporto alimentare, l’8-10% alla lavorazione e al confezionamento degli alimenti, circa l’1-2% alla refrigerazione e l’1-2% alla vendita al dettaglio. Ciò corrisponde ad un totale del 15-20% delle emissioni globali di queste attività. La capacità di dimostrare di conoscere e misurare gli aspetti ambientali dei prodotti alimentari è a tutti gli effetti un elemento di competitività sul mercato.

Gli impatti ambientali, infatti, sono il terzo maggior fattore di scelta di acquisto per i consumatori, dopo la qualità e il prezzo (Eurobarometro). Negli anni, l’industria alimentare italiana ha messo in campo una serie di strategie per migliorare la propria sostenibilità ambientale: valorizzazione delle materie prime, riduzione dei consumi d’acqua (anche fino al 70% dagli anni ‘90 a oggi su una media europea del 40%), diminuzione dell’impatto energetico (-30% dei consumi in 20 anni), ottimizzazione del packaging, lotta agli sprechi sono solo alcune delle azioni messe in campo (fonte: Federalimentare).

L’UE ci crede. Molti sono i progetti finanziati dall’UE per cercare di ridurre l’impatto ambientale del settore alimentare. Il progetto LIFE FOODPRINT – Sviluppo di una strategia integrata per ridurre l’impronta di carbonio nel settore alimentare (01/09/2014 – 31/10/2017) ha come obiettivo principale identificare, quantificare e attuare misure per ridurre l’impronta di carbonio (CF) del settore dell’industria alimentare dei prodotti dolciari e pasticceria e della pasta, lungo la catena di approvvigionamento, aumentando la competitività attraverso lo sviluppo di uno strumento software innovativo.

Il software consentirà la determinazione e la valutazione affidabili dell’impronta di carbonio di alcuni prodotti alimentari, considerando le attività dirette e indirette (consumo di energia, gestione delle acque e delle acque, logistica). Lo strumento è stato sviluppato in 6 industrie pasticcerie e della pasta in Grecia e in Italia. Sarà realizzato su larga scala e potrà essere utilizzato per valutare la CF dei prodotti lungo la catena di approvvigionamento, identificare i punti che contribuiscono ad aumentare la CF dei prodotti lungo la filiera produttiva, quantificare il contributo di ciascuna attività al CF complessivo di ciascun prodotto. Potranno inoltre essere sviluppati programmi di attenuazione delle emissioni di gas serra per le industrie alimentari partecipanti e dei loro prodotti incorporando una serie adeguata di misure compensative che daranno luogo ad opportunità per una maggiore efficienza energetica e di risorse, riduzione di scarti e produzione di acque reflue, logistica semplificata e altre efficienze.

Gli obiettivi non riguardano solo le aziende che partecipano al progetto e in futuro alle altre aziende interessate. Il progetto intende sviluppare una strategia nazionale per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nelle industrie alimentari e pasticcerie in Grecia e in Italia e aumentando la competitività di queste industrie in futuro. Altro progetto europeo Clim’Foot – Calculating and Reducing Organisations’ Carbon Footprint (01/09/2015 – 30/09/2018) coinvolge 5 paesi europei (Francia, Italia, Grecia, Croazia, Ungheria) e 7 partner (per l’Italia ENEA ed Ecoinnovazione). Lo scopo è misurare e calcolare l’insieme delle emissioni di gas serra attribuibili a un’organizzazione pubblica o privata, la cosiddetta CFO (Carbon Footprint for Organization). Il progetto vuole fornire un contributo conoscitivo e operativo per supportare l’avvio di politiche e di azioni per la riduzione dei gas a effetto serra.

I cinque Paesi stanno lavorando insieme per permettere ad aziende e istituzioni di valutare le emissioni di anidride carbonica equivalente (CO2eq) associate alle loro attività. L’unità di misura della carbon footprint (CO2eq) tiene conto della quantità di gas climalteranti equivalenti all’anidride carbonica (CO2), come il metano (CH4), l’ossido di diazoto (N2O), ecc. Inoltre, il progetto punta a preparare materiale informativo e corsi per la formazione di esperti nel calcolo della CFO, a realizzare banche dati nazionali con tipologie di emissioni climalteranti di diversi settori e a creare una piattaforma di cooperazione con tutti i materiali e gli strumenti disponibili.

Sul fronte delle tecnologie e innovazioni per ridurre l’impatto ambientale delle filiere agroalimentari, l’UE ha finanziato altri tre progetti: AGRICARE, SINERGIA e PEFMED. AGRICARE (Introducing innovative precision farming techniques in AGRIculture to decrease CARbon Emissions) vuole dimostrare che una gestione del terreno in linea con i principi e le tecniche dell’ agricoltura conservativa attuata mediante macchine dotate delle più avanzate innovazioni meccatroniche (agricoltura di precisione) ha un potenziale in termini produttivi ed economici e quindi maggiore competitività, sulla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e sulla protezione dei suoli, quindi di prevenzione. Il progetto europeo per l’efficienza energetica nell’agroalimentare si chiama SINERGIA (Miglioramento dell’efficienza energetica attraverso il trasferimento di innovazione alle PMI dell’area mediterranea), coordinato dall’ENEA, con il coinvolgimento di altri otto partner provenienti da Spagna, Francia, Slovenia, Croazia, Grecia e Albania. L’obiettivo è migliorare l’efficienza energetica delle PMI attraverso il trasferimento di modelli innovativi che consentano di ridurre i consumi energetici e di aumentarne di conseguenza la competitività sul mercato globale.

E’ stata realizzata una piattaforma web per verificare in maniera autonoma i consumi energetici delle aziende e trovare precise strategie di intervento per il risparmio energetico e per l’approvvigionamento da fonti rinnovabili. Inoltre è stato creato un database europeo aperto (FET – Food Energy Technology database), relativo alle tecnologie più innovative per l’efficienza energetica applicate ai diversi settori produttivi e alle tipologie di aziende operanti nel comparto agroalimentare. Dopo l’applicazione pilota condotta dalla UE nel 2014- 15 su olio, acque minerali, carne, vino, latte e mangimi,  il progetto PEFMED (Uptake of the Product Environmental Footprint across the MED agrofood regional productive systems to enhance innovation and market value, ovvero introduzione della PEF nei sistemi produttivi regionali dell’area MED per aumentare l’innovazione ed il valore dei prodotti) si prefigge di testare l’applicabilità del metodo per l’impronta ambientale di prodotto (PEF “Product Environmental Footprint”) per misurare l’impatto ambientale (cambiamento climatico, riduzione dello strato di ozono, impoverimento delle risorse idriche, destinazione dei suoli, eco-tossicità) di un campione di circa 100 imprese localizzate in nove distretti territoriali europei.

Per l’Italia sono state scelte Puglia e Lombardia. Il progetto, coordinato dall’ENEA per la parte scientifica e cofinanziato con circa 2 milioni di euro dalla Commissione europea, vede la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e di sette partner provenienti da Spagna, Francia, Slovenia, Portogallo e Grecia. Il metodo PEF prende in considerazione gli impatti di un prodotto durante tutto il suo ciclo di vita, a partire dalla coltivazione delle materie prime, passando per la lavorazione, il trasporto e l’uso, fino ad arrivare allo smaltimento e al riciclaggio. Lo scopo è di promuovere interventi sistemici mirati di eco innovazione per rendere “green” il settore agroalimentare, aumentare il valore di mercato dei prodotti conformi agli stantard PEF, supportare gli obiettivi delle strategie di specializzazione intelligente in relazione all’innovazione nel settore agroalimentare industriale. Inoltre, dall’analisi degli stress test sarà possibile ottenere informazioni utili a classificare i prodotti agroalimentari con le performance ambientali migliori e a incentivare le imprese a innovare i processi produttivi in chiave green, nel pieno rispetto delle vocazioni agroalimentari dei singoli territori.

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