Impatto ambientale della produzione di 40 grammi di proteine di origine animale

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Per valutare e migliorare la sostenibilità della produzione di 40 grammi di proteine di origine animale, una ricerca pubblicata sulla rivista Frontiers in Ecology and the Environment ha confrontato allevamenti da carne, allevamenti di prodotti ittici (pesce gatto, salmone, gamberi, ostriche, cozze, capesante), pesca di piccoli pesci (sardine, aringhe, sgombri).

Gli autori hanno dichiarato che si tratta dello studio più completo finora pubblicato su questa tema. E’ stata raccolta e valutata la letteratura relativa agli ultimi dieci anni, sono stati considerati centinaia di life-cycle assessments per la produzione di diversi tipi di proteine animali, 300 life-cycle assessments sulla produzione di alimenti di origine animale ed altri 148 studi non proprio specialistici ma comunque esaustivi.

Ne sono stati tratti 4 parametri di confronto: consumo energetico, emissione di gas serra, potenziale diffusione di eccesso di nutrienti per esempio fertilizzanti nell’ambiente, possibile emissione di sostanze che contribuiscono alle piogge acide. I dati sono stati parametrati a 40 grammi di proteine (indicativamente il contenuto di una hamburger di medie dimensioni nonchè la dose giornaliera raccomandata di assunzione di proteine con la dieta). In generale, l’analisi ha evidenziato che la produzione più sostenibile sia quella degli allevamenti di molluschi, seguita dalla pesca di piccoli pesci.

Anche altri tipi di pesca (merluzzo, merlano nasello e simili) hanno un impatto ambientale relativamente basso. Lo stesso dicasi per l’allevamento dei salmoni. L’allevamento di bovini ed altri animali da carne hanno un ridotto consumo energetico rispetto a tutti i tipi da acquacoltura considerati. Gli allevamenti di pesce gatto, gamberi e tilapia hanno il maggior consumo di elettricità dovuto alla necessità di avere un costante ricircolo dell’acqua. La acquacoltura da pesce gatto e gli allevamenti di bovini da carne producono 20 volte più gas serra rispetto agli allevamenti di molluschi, alla pesca di piccoli pesci, agli allevamenti di salmoni ed agli allevamenti avicoli.

Le acque colture di molluschi determinano la maggior dispersione di nutrienti potenzialmente pericolosi per gli ecosistemi. Gli allevamenti di bovini da carne e la pesca non hanno questo problema. Gli allevamenti bovini emettono metano può determinare un incremento delle piogge acide. Su questo fronte gli allevamenti di prodotti ittici e la pesca non hanno alcuna controindicazione in tal senso. Questi risultati possono essere utilizzati dai Governi e Ministeri dell’agricoltura per incoraggiare alcuni tipi di produzione di proteine di origine animale rispetto ad altri.

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