Un tecnologo alimentare a basse emissioni

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In un momento in cui il consumatore guarda soprattutto al prezzo, ha senso per una azienda impegnarsi in progetti che, utilizzando materie prime biologiche e tecniche produttive diverse da quelle delle grandi produzioni di massa, creeranno prodotti di nicchia piĂą costosi della media e pertanto riservati a pochi?

A mio parere ha senso al punto che della stessa “Tendere a zero” ho voluto fare una azienda di “nicchia”, una realtĂ  che sperimenta e che permette di sperimentare. Creiamo e studiamo produzioni che possano avere un contenuto di servizio importante. Sono profondamente convinto che si possa produrre bene, risparmiando risorse ed energia, senza togliere qualitĂ . Si può riscoprire e valorizzare materie prime, oggi abbandonate in nome della standardizzazione. Le tecniche produttive da utilizzare sono il cosiddetto “uovo di colombo”: esistono, infatti, piccoli macchinari che danno risultati eccellenti a costi molto bassi. Con queste premesse è possibile creare reddito, gusto, interesse e idee.  In pochi mesi intorno alla mia azienda è nata una micro-rete di imprese, prima fra tutte Aghetera, con interessi comuni e competenze complementari, che lavorano insieme per il medesimo obiettivo, con un continuo scambio di idee e di soddisfazioni umane. I presupposti ci sono, l’entusiasmo ed il coraggio non mancano, si tratta solo di continuare.

UN TECNOLOGO SEMPRE PIĂ™ GREEN

Tra i primi progetti da voi seguiti c’è “Borgo etico”, di cosa si tratta?

E’ uno spazio commerciale e sociale innovativo, che coniuga la vendita di alimenti di altissima qualitĂ , biologici, ecocompatibili, alla spina, sfusi, a filiera corta, con la presenza e la fruibilitĂ  di sportelli di servizi di utilitĂ  sociale.

Questo tipo di proposte sono solo una moda o avranno un futuro?
A mio parere Borgo Etico è l’altra faccia del coraggio, è nato dall’idea di un gruppo di imprenditori che hanno intrapreso un percorso difficile ed impegnativo per cogliere un obiettivo in cui credono fortemente non solo come attivitĂ  lavorativa, ma come persone e cittadini. Sono felice di averli conosciuti e di lavorare per loro. Se le motivazioni di tutti quelli che aprono punti vendita di questo genere sono quelle di queste persone, allora non c’è nessuna moda. É una modalitĂ  di acquisto bella, pratica ed intelligente.

Quanto un tecnologo alimentare può e deve influenzare le scelte “ ambientali” del proprio cliente?

Ogni adulto dotato di un minimo di raziocinio dovrebbe avere ormai compreso che così non si può continuare: siamo al picco del petrolio, consumiamo un pianeta in 6-7 mesi e parliamo continuamente di PIL. Un tecnologo alimentare che non sia costretto dalle circostanze (un contratto per esempio di 3 mesi) a lavorare a testa bassa e in silenzio, può e deve rendersi conto dei limiti del sistema e deve “usare” la propria competenza e professionalitĂ  per orientare l’ azienda per cui lavora verso scelte produttive e di processo che risparmino risorse e mondo.

Quanto greenwashing c’è nell’attuale green?
Io ne ho trovato poco: i miei clienti e collaboratori sono tutti sinceramente proiettati a fare il loro meglio per lasciare il pianeta alle generazioni future e, se dovessi ricevere un mandato da qualcuno che parla di sostenibilitĂ  solo per lavarsi la coscienza, beh deciderei se ne vale la pena.

Cosa consiglierebbe a un tecnologo alimentare neo laureato?

Essere onesto, avere un’ etica, imparare a parlare e scrivere bene in una o piĂą lingue. Questi secondo me sono i tre requisiti fondamentali di ogni un buon professionista. Poi ci sono le circostanze, le opportunitĂ , i nostri saperi (non siamo tuttologi), le nostre antenne piĂą o meno dritte, le nostre fortune, i nostri incontri, le nostre scelte (quelle giuste e quelle sbagliate) che determinano il corso della nostra vita, i bicchieri mezzi pieni o mezzi vuoti, i nostri risultati nel mondo, le nostre felicitĂ .

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Vorrei vedere crescere “Tendere a zero”. Oggi sono un po’ meno ricco monetariamente rispetto a quando lavoravo come dipendente, ma sono piĂą ricco di felicitĂ , di soddisfazioni e di umanitĂ . Mi piacerebbe anche poter continuare la mia carriera artistica di video maker. Nel 2009 ho vinto un concorso nazionale indetto da Repubblica, Legambiente e Roma Comunicazione con uno spot pubblicitario dal titolo “L’emozione ha basse emissioni”; mentre nel 2010 sono stato aiuto regista e montatore di uno spettacolo teatrale liberamente tratto da Casa di Bambola di Ibsen. Ora vorrei scrivere la sceneggiatura per un corto. L’idea ha giĂ  l’imprimatur di un regista professionista. Mi piace la musica; suono basso, fisarmonica e tastiere e mi sono esibito diverse volte in concerti e rassegne musicali giovanili, ma ho attaccato, come si dice nel calcio, tutto al chiodo. Adesso la musica l’ascolto e mi diverto moltissimo lo stesso.