Produzione animale ed emissioni di gas serra: un nuovo report

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Secondo un report pubblicato in occasione di COP21 dall’ONG Global Justice Now, l’industria della trasformazione e del trasporto di prodotti animali causerebbe emissioni pari a 414 milioni di tonnellate equivalenti di CO2, un valore simile a quello prodotto globalmente dall’Italia. Lo studio, che rielabora i dati di una ricerca della FAO dal titolo “Tackling climate change through livestock”, mostra anche che, in realtà, questo valore è relativamente basso se comparato con quello complessivo della filiera della produzione animale (circa 7 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2 all’anno, pari ad almeno il 14.5% di tutte le emissioni globali di gas serra). La gran parte delle emissioni nella filiera, infatti, deriva dalle attività di produzione e processing dei mangimi che contribuiscono per circa il 45% del totale (3.1 miliardi di tonnellate, paragonabile a quanto emesso nel suo insieme dall’India) e dalla fermentazione enterica (gas emessi dal bestiame, 39%). Stoccaggio e trasformazione del letame contano per un altro 10% mentre le attività di trasformazione e trasporto dei prodotti coprono solo il rimanente 6%, figurando all’ultimo posto tra le diverse componenti. Questa prospettiva modifica in modo sostanziale anche il calcolo delle emissioni totali derivate dalla produzione alimentare. Prendendo ad esempio il caso di Tyson Foods, leader negli USA per la produzione di manzo, la quantità totale di gas serra calcolata solo sulla base delle specifiche attività dell’azienda equivale a 5.2 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 ma considerando anche l’impatto delle attività up- e downstream, questo valore sarebbe quasi 6 volte superiore (29 milioni di tonn. equiv.).