Linee guida sui claim volontari riferiti ad alimenti ricavati da piante geneticamente ingegnerizzate

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FDA ha pubblicato delle Linee guida sull’impiego di claims volontari riferiti ad alimenti ricavati da piante geneticamente ingegnerizzate. Nei vegetali la “modificazione genetica” si può ottenere con la bioingeneria o con metodi tradizionali (innesti ed incroci); le uniche piante il cui genoma non è stato manipolato sono quelle selvatiche. FDA caldeggia l’uso di claim accurati e coerenti con le pratiche adottate. Il claim “OGM free” è ammesso solo in assenza di modificazioni genetiche comprovate da un certificato di analisi, FDA consiglia pertanto di sostituire questa dicitura con una frase che qualifichi il prodotto come non ottenuto ricorrendo alla bioingegneria. Nell’acronimo OGM “O” sta per “organismo”, FDA ricorda che alcuni alimenti (per esempio lo yogurt) prevedono la presenza di microrganismi; suggerisce quindi di sostituire “OGM free” con frasi del tipo “i nostri coltivatori non piantano semi bioingegnerizzati”. Una confezione con il claim “prodotto non ottenuto con la moderna bioingegneria” non può riportare frasi o immagini che inducano a ritenerlo più naturale, nutriente, sicuro di prodotti similari contenenti OGM. In USA nella denominazione di vendita e nell’elenco degli ingredienti è vietato usare parole come “puro”, “fresco”, “non geneticamente ingegnerizzato”. Queste affermazioni, se veritiere, possono comparire in altre parti dell’etichetta utilizzando frasi del tipo “ per ottenere piante più resistenti alla siccità, i nostri agricoltori utilizzano semi trattati con la moderna biotecnologia”. Le Linee guida si soffermano anche sugli alimenti funzionali o soggetti a standard in base al CFR 21. In questi casi la documentazione di supporto ai claim deve contenere: un report delle pratiche attuate dal produttore e dai suoi fornitori nonché i dati analitici ottenuti con metodi di prova convalidati. Gli alimenti ricavati da piante geneticamente ingegnerizzate devono soddisfare tutti i requisiti previsti da FDA ed USDA in materia di sicurezza ed etichettatura. L’indicazione della presenza o assenza della modificazione genetica è volontaria, ma diventa obbligatoria quando l’alimento differisce significativamente dal suo abituale omologo; per esempio quando un olio ottenuto da soia geneticamente ingegnerizzata contiene acido stearidonico, componente assente nell’abituale olio di soia.