Resistenza ai biocidi

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In Italia si discute molto della resistenza agli antibiotici e molto meno della resistenza ai biocidi, anch’essa in forte aumento in ambito sanitario e nell’industria di lavorazione degli alimenti di origine animale.

Il biocida è una sostanza (chimica o biologica), singola o miscelata con altre, utilizzata come disinfettante per l’igiene umana, animale, alimentare e ambientale. I ricercatori dell’IZSVe (Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie – ente sanitario di prevenzione, ricerca e servizi per la salute animale e la sicurezza alimentare) hanno affrontato l’argomento ed hanno testato l’efficacia delle AgNPs (nanoparticelle di argento) utilizzate in alternativa agli attuali biocidi.

La fase preliminare dello studio ha identificato i prodotti più utilizzati nel settore della trasformazione delle carni, individuato i fattori di rischio derivanti dalla mancata applicazione delle buone pratiche di disinfezione di impianti ed ambienti, la resistenza microbica ai suddetti prodotti, i meccanismi adottati dai batteri per resistervi. La ricerca ha coinvolto cinque aziende di lavorazione delle carni suine.

Si sono considerati i principi attivi presenti nei sanificanti e le loro concentrazioni di utilizzo. Si è scelta come riferimento la Listeria monocytogenes , quantificandone la presenza prima e dopo le sanificazioni. Si è valutata l’efficacia delle procedure adottate e la loro coerenza con la normativa che impone alle aziende ad implementare l’autocontrollo igienico.

Sono stati riscontrati cinque errori ricorrenti: concentrazione dei biocidi non conforme a quanto riportato sulla scheda tecnica, tempi di contatto non rispettati, mancato controllo della temperatura dell’acqua usata per la sanificazione, presenza di residui di lavorazione che ostacolano il contatto tra biocida e superfici di lavoro, mancato cambio delle divise nel passaggio dalle sezioni sporche e delle sezioni pulite degli impianti.

Tali riscontri hanno portato alla redazione di Linee guida ad uso di tutti gli operatori del settore. La Listeria monocytogenes è stata riscontrata in 45 campioni (36 prima della sanificazione, 9 dopo la stessa).  I ceppi sono stati isolati e caratterizzati con metodiche classiche e con tecniche di biologia molecolare. Sono stati identificati i determinanti genetici di resistenza nei confronti di antibiotici, biocidi e metalli pesanti.

In particolare è stata studiata l’espressione dei geni che determinano la resistenza ai biocidi. Si è scoperto che in presenza del biocida la Listeria resistente attiva delle pompe di efflusso che espellono il disinfettante dalla cellula batterica. La seconda parte dello studio ha testato l’attività delle AgNPs, ipotizzandone l’uso in alternativa ai biocidi. L’azione antibatterica degli ioni argento è nota, ma la loro efficacia nei confronti della Listeria ha dato finora risultati contrastanti.

I precedenti studi avevano usato ceppi di riferimento (che riassumono in sé tutte le caratteristiche dei ceppi della specie batterica considerata). La ricerca svolta da IZSVe si è focalizzata su ceppi isolati dagli alimenti. Le nanoparticelle sono efficaci a concentrazioni di 300 mg/l e dopo circa 72 ore dall’inizio dell’incubazione.

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