L’Africa e le conseguenze dell’impatto ambientale del packaging

189

Il settore alimentare in Africa è in forte crescita, raggiungerà 1 trilione di USD entro il 2030. Gli alimenti sono distribuiti prevalentemente in imballaggi di plastica e di polistirolo espanso.

Il continente africano sta quindi affrontando per la prima volta il problema dell’impatto ambientale del packaging e del suo smaltimento. Il Sud Africa è il Paese che maggiormente risente di questa situazione. L’esperto di biologia marina David Glassom sostiene che, a causa del grande accumulo di rifiuti plastici, nella baia di Durban sono scomparsi i granchi ed altre specie marine.

Jenna Jambeck, ricercatrice presso l’Università della Georgia è convinta che, sia pur intervenendo ora, gli accumuli di rifiuti plastici negli ambienti marini continueranno a crescere per i prossimi 80 anni e la contaminazione ambientale sarà permanente. La Zimbabwe’s Environment Management Agency ha vietato l’uso dei contenitori in EPS chiedendo di sostituirli con imballaggi riciclabili o biodegradabili.

Le sanzioni per l’utilizzo di imballaggi in EPS arrivano a 5 mila USD. Questo materiale non è biodegradabile, è usato spesso come contenitore per cibi e bevande. Tali contenitori sono difficili da pulire ed una volta sporchi non sono riutilizzabili e riciclabili. In Zimbabwe questo tipo di rifiuti è spesso bruciato con conseguenti emissioni di sostanze tossiche o è abbandonato per le strade delle grandi città come Harare.

Qui bloccano spesso gli scarichi dell’acqua causando tracimazioni. Il Kenya ha una economia in forte crescita, grazie all’aumento del reddito della classe media. Le importazioni e l’utilizzo di imballaggi in plastica è in altrettanto forte crescita. Ogni anno i supermercati vendono oltre 100 milioni di buste di plastica non biodegradabile che vengono abbandonate nell’ambiente, inquinandolo.

Per questo chi in Kenya sia scoperto a produrre, vendere o usare sacchetti di plastica rischia una condanna a 4 anni di carcere o sanzioni fino a 40 mila USD. Il divieto vuole anche indurre le aziende a sviluppare nuovi settori industriali per esempio quello della produzione di borse della spesa in tela, cestini e tote bags prive di chiusure e zip e dotate di due manici sufficientemente lunghi da poterli portare sulla spalla.

La National Environment Management Authority ha anche invitato negozianti e consumatori di scegliere prodotti confezionati in materiali alternativi alla plastica, privilegiando come carta, alluminio e bamboo. Altri 10 paesi Africani hanno istituito tasse, divieti parziali o totali sui sacchetti di plastica tra questi Marocco, Mauritania, la comunità dell’Africa orientale. Altre zone non hanno ancora affrontato il problema, tra questi Uganda, Mozambico e Tanzania.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here