Le cause di corrosione interna delle autoclavi in acciaio inox usate nell’industria

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L’autoclave è un considerevole investimento per l’industria conserviera. E’ in acciaio inossidabile, in quanto materiale facilmente sanificabile ed esente da ruggine in ambienti umidi. Ma anche l’acciaio inox è soggetto a corrosione qualora si verifichino una serie di concause ambientali.

E’ quindi necessario monitorare e manutentare costantemente gli impianti, pena una rapida obsolescenza della attrezzatura e conseguenti extra costi per l’azienda. L’interno di una autoclave è soggetto a sbalzi di temperatura, alta pressione, effetti di vapore, acqua ed ossigeno. L’elemento che innesca la corrosione è la presenza di ioni cloruro che agiscono da catalizzatori.

Gli ioni cloruro derivano dall’acqua di rete, dall’acqua stoccata nei serbatoi di recupero, dagli impianti di purificazione dell’acqua stessa e possono causare tre diversi tipi di corrosione noti come SCC, la Crevice Corrosion ed il Pitting. L’SCC (Stress Corrosion Cracking) danneggia in modo irreversibile le parti interne dell’autoclave più soggette a stress durante la produzione alimentare, infatti l’espansione e la contrazione del metallo intaccato dagli ioni cloruro, determinano lo sfaldamento dello strato superficiale interno della attrezzatura ed accelerano la corrosione.

La Crevice Corrosion (corrosione interstiziale) è anch’essa facilitata dalla presenza di una alta concentrazione di ioni cloruro che si insinuano nei piccoli spazi vuoti dove l’acqua ristagna più facilmente o in corrispondenza delle zone di contatto tra materiali diversi per esempio serbatoio e guarnizione.

Nelle condizioni di lavoro tipiche dell’autoclave gli ioni cloruro causano delle piccole fessurazioni che permettono il rapido fluire dell’ossigeno nello spessore del materiale innescando la corrosione. Il terzo tipo di corrosione è il Pitting, piccoli affossamenti visibili ad occhio nudo che, se trascurati, possono erodere il metallo fino a bucarlo.

Per prevenire questi fenomeni è necessario avere sotto controllo la concentrazione dei cloruri e del pH dell’acqua, trattare i vapori in ingresso, effettuare un corretto settaggio dei trattamenti dell’acqua, impostare un programma di manutenzione preventiva in funzione del grado di corrosione atteso o rilevato.

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