Incapsulare i micronutrienti aiuta a contrastare la malnutrizione

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Un gruppo di ricercatori del Langer’s lab del MIT ha messo a punto una tecnica per aggiungere agli alimenti alcuni carenti nella dieta di alcune popolazioni. Tra questi ci sono ferro, vitamina A, zinco, vitamina B2, niacina, biotina e vitamina C.

L’idea è incapsulare tali sostanze in un polimero che protegga il principio attivo dalla degradazione durante la conservazione o la cottura del prodotto. I ricercatori hanno testato 50 diversi polimeri. Quello che ha dato risultati più interessanti è stato il BMC o [poli (butilmetacrilato – co – (2 – dimetilaminoetil) metacrilato – co- metilmetacrilato)] (1:2:1). Il BMC è una sostanza GRAS (generally recognised as safe) ai fini della normativa FDA ed è utilizzata negli integratori alimentari venduti in USA.

I ricercatori hanno scoperto che alcuni dei micronutrienti testati possono essere incapsulati con la sola miscelazione, altri (per esempio il ferro) devono essere invece complessati con acido ialuronico e solo in seguito possono essere incapsulati nel polimero. I micronutrienti incapsulati in particelle di 200 micron di diametro hanno resistito alla esposizione a raggi UV, ossidanti naturalmente presenti negli alimenti, e all’ebollizione del prodotto per 2 ore. Il BMC si scioglie a pH 1.5, condizione rinvenibile nello stomaco di molti mammiferi.

I test condotti sulle cavie hanno confermato che le microcapsule rilasciavano i micronutrienti nello stomaco e ne consentivano l’assorbimento nel tratto gastrointestinale. I test sugli umani sono arrivati alle medesime conclusioni. La ricerca proseguirà con test in un Paese dove le carenze nutrizionali sono mediamente diffuse.

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