Presenza di contaminazioni indesiderate in mieli biologici in funzione dell’area produttiva

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Oggi, l’interesse dei consumatori per quanto riguarda il miele è orientato verso prodotti biologici. Le fonti di contaminazione di tali prodotti possono essere suddivise in fattori ambientali (metalli pesanti, inquinanti organici, pesticidi, ecc.) o legati alle pratiche di apicoltura (acaricidi, antibiotici, ecc.).

Nel primo caso i contaminanti raggiungono l’alveare attraverso l’aria, l’acqua e il suolo per mezzo delle api, mentre nel secondo gli apicoltori utilizzano gli antibiotici direttamente sull’alveare per combattere alcune malattie.

In uno studio recente, effettuato da un gruppo di ricercatori italiani [Nobile et al., 2019], è stata indagata la presenza di pesticidi, inquinanti organici persistenti ed antibiotici in 60 mieli organici provenienti da diverse aree produttive (ad alto impatto antropico (HA), a basso impatto antropico (LA), agricola intensiva (IF), di allevamento intensivo (IH) ed agricola/zootecnica (FH)) per confermare il potenziale trasferimento di xenobiotici derivanti da fonti diverse rispetto alle pratiche di apicoltura.

I risultati evidenziano la presenza di pesticidi organoclorurati ed organofosforati nella IF, confermando che la contaminazione potrebbe essere legata all’area. La presenza di diversi composti, come policlorobifenili (PCB), difenileteri polibromurati (PBDE) ed idrocarburi policiclici aromatici (IPA), è stata confermata non solo in prossimità di centri altamente urbanizzati (HA), dove le concentrazioni erano più elevate, ma in tutti i contesti ambientali, confermando la teoria che al giorno d’oggi i PCB sono contaminanti onnipresenti.

Al contrario, non sono stati rilevati antibiotici e neonicotinoidi nei 60 mieli biologici, a dimostrazione dell’assenza di trattamenti apistici e, di conseguenza, della buona qualità dei campioni. Concludendo, gli autori sostengono che questo approccio fornisce agli apicoltori informazioni utili per la selezione di aree dedicate alla produzione, in particolare per quella biologica.

Riferimenti bibliografici: Nobile et al., Italian Journal of Food Safety, 8, 2019, 20-21

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