Utilizzo di scarti agroindustriali per lo sviluppo di sistemi di confezionamento intelligente

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Oggigiorno, i progressi tecnologici sono in continuo e rapido sviluppo in tutti i settori, compreso quello del confezionamento alimentare, in cerca di un equilibrio tra le preferenze dei consumatori, il rispetto dell’ambiente e la sicurezza dei prodotti.

In uno studio recente, effettuato da un gruppo di ricercatori rumeni [Nemes et al., 2020], vengono analizzati i progressi raggiunti nell’ambito del cosiddetto confezionamento intelligente (i.e., sensori, indicatori, sistemi di identificazione a radiofrequenza ed altro ancora), focalizzando l’attenzione su diversi composti bioattivi che possono essere recuperati da differenti scarti alimentari ed integrati in tali sistemi in un’ottica di strategia zero waste.

Secondo gli autori, i biopolimeri ottenuti dalla lavorazione dei crostacei od i composti con buone proprietà antiossidanti ed antimicrobiche, come i carotenoidi, che possono essere facilmente estratti dai sottoprodotti agroindustriali sono risorse economiche particolarmente adatte per questo scopo, ma ancora sottoutilizzate. Nello studio vengono illustrati molti altri esempi concreti, tra cui le vinacce, le bucce di banana od i semi di mango.

Concludendo, gli autori sostengono che l’importanza commerciale e tecnologica del confezionamento intelligente nel settore alimentare è innegabile, ma ulteriori sforzi sono necessari per renderli sostenibili non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello ambientale, attraverso la sua combinazione con materiali ad elevato potenziale, ad oggi considerati come scarti industriali.

Riferimenti bibliografici, S.A. Nemes et al., Coatings, 10, 2020, 1-26.

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