Comunità energetiche nell’industria alimentare

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Gli elevati aumenti dei prezzi delle commodities energetiche e l’importanza sempre crescente delle tematiche di sostenibilità nelle attività d’impresa dovrebbero favorire l’efficienza energetica. Ma non nella misura attesa. Ruolo e prospettive delle Comunità energetiche in ambito industriale.

 Ci riferiamo qui al consueto e recente Report dell’Energy Strategy Group del Politecnico di Milano (ESG), frutto del confronto con gli operatori e delle survey condotte da questa autorevole istituzione. Ne emerge come il mercato della efficienza energetica sia stato guidato sia dai forti aumenti nei prezzi delle commodities energetiche sia dall’importanza sempre crescente delle tematiche di sostenibilità nelle attività d’impresa.

Le Comunità Energetiche

Le Comunità Energetiche rappresentano una tematica verso la quale gli operatori del settore dell’efficienza energetica industriale stanno riponendo una decisa attenzione. Per questo motivo, il Report si è posto l’obiettivo di approfondire i modelli introdotti dalle direttive europee e nazionali sulle Comunità Energetiche, con focus particolare sulle “Renewable Energy Communities” (REC, o Comunità Energetiche Rinnovabili) e indagare le opportunità e le eventuali criticità che il modello delle REC potrà avere per il comparto industriale (quindi di grande interesse per il settore alimentare, per il suo peso rispetto ai consumi industriali complessivi) dell’efficienza energetica, specialmente alla luce delle novità relative alla direttiva RED II, introdotte con il decreto legislativo di recepimento delle direttive europee.

La direttiva RED II contiene infatti norme volte a promuovere la diffusione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili ed aumentare l’accettazione da parte dei cittadini verso i progetti di nuovi impianti rinnovabili. In particolare, tale direttiva introduce due modelli: gli “autoconsumatori” di energia rinnovabile che agiscono collettivamente (con il vincolo di trovarsi nello stesso edificio o condominio) e, appunto, la REC. Quest’ultima è definita come un soggetto giuridico autonomo basato sulla partecipazione aperta e volontaria, controllato da azionisti, o membri di aggregazioni di diverso tipo, che siano situati nelle vicinanze degli impianti di produzione di energia.

Il grafico mostra come più di 8 imprese su 10 evidenziano l’aumento dell’efficienza energetica degli stabilimenti come azione implementabile nel medio-lungo termine per attenuare le conseguenze del rincaro dei prezzi dell’energia. (Energy Strategy Group)

L’aspetto interessante è costituito dal fatto che gli azionisti possono essere persone fisiche, autorità locali o PMI (Piccole/Medie Imprese). Le risultanze dell’indagine svolta rispetto alle Comunità Energetiche ha fatto emergere un generale interesse degli operatori energetici del settore (in particolare ESCo, Società di Energy saving) verso la futura creazione di modelli di business che possano supportare il settore industriale nell’implementazione delle REC. Tuttavia, tale interesse si mostra subordinato alla pubblicazione, da parte dei Ministeri competenti, di decreti attuativi che favoriscano l’applicazione di tali modelli, evitando l’inserimento di barriere burocratiche che possano disincentivare gli operatori del settore nel muoversi in questa direzione.

In sintesi, le principali novità introdotte nella direttiva RED II, di particolare interesse per il settore industriale, si possono riassumere nei seguenti punti: estensione dell’accesso agli incentivi all’energia prodotta da impianti di potenza non superiore a 1 MW (anziché 200 kW della precedente stesura) e condivisa sotto la medesima cabina primaria (anziché secondaria); parziale estensione della possibilità di partecipazione alle REC a impianti già esistenti; possibilità, inoltre, di sfruttare altre forme di energia da fonti rinnovabili finalizzate all’utilizzo da parte dei membri. Vengono inoltre promossi interventi integrati di domotica ed efficienza energetica, l’offerta di servizi di ricarica dei veicoli elettrici ai propri membri, e l’assunzione del ruolo di società di vendita al dettaglio con servizi ancillari e di flessibilità.

In generale, le novità introdotte dal recepimento della direttiva RED II hanno generato un certo fermento tra gli operatori del settore industriale, che vedono in questa direttiva il tentativo da parte dei “policy maker” di coinvolgere maggiormente le imprese nella partecipazione a progetti di questo genere. Tuttavia, allo stato attuale ci si trova ancora in una fase interlocutoria, in cui gli operatori monitorano l’evolversi della situazione, in attesa che vengano disposte le regole operative (come i già citati decreti attuativi, e le componenti tariffarie) che permettano di attivare effettivamente progetti relativi alle Comunità Energetiche e di produrre dei business plan realistici.

La spinta alla digitalizzazione delle imprese. I fondi stanziati dal PNRR rappresentano un driver importante per il mercato dell’efficienza industriale. (Energy Strategy Group)

Modelli di Comunità energetiche

I modelli introdotti dalle direttive europee e nazionali sulle Comunità Energetiche investono molteplici aspetti. In merito alla partecipazione, possono partecipare a Comunità Energetiche Rinnovabili tutti i clienti finali e, per quanto riguarda le imprese, la partecipazione non può costituire l’attività commerciale e industriale principale. Relativamente agli impianti, valgono solo impianti alimentati da fonti rinnovabili (con i limiti sopra accennati).

Gli impianti di produzione sono nella piena disponibilità della comunità e viene data la possibilità di aderire alla REC agli impianti già esistenti (oltre agli impianti entrati in esercizio dopo la data di entrata in vigore del decreto), in misura però non superiore al 30% della potenza complessiva degli impianti di produzione che appartengono alla comunità.

Il perimetro territoriale è elemento essenziale, vale la regola della medesima zona di mercato (l’accesso all’incentivo è relativo all’energia condivisa sotto la medesima cabina primaria). Sono consentiti oltre alla produzione, la vendita e l’accumulo, mentre per quanto concerne la proprietà e la gestione della rete, la condivisione dell’energia prodotta avviene utilizzando la rete di distribuzione esistente: non si prevede la creazione di nuovi tratti di rete né la cessione di parte della rete pubblica esistente per uso privato della Comunità.

Impianto fotovoltaico su capannone industriale. La norma prescrive che al servizio di una REC valgono solo impianti alimentati da fonti rinnovabili, eventualmente già esistenti ma nella misura massima del 30%.

Un esempio di REC

Vediamo il caso simulato da ESG di una Comunità Energetica Rinnovabile che comprende un’area industriale composta da quattro PMI, che presentano le seguenti caratteristiche: potenze rispettivamente 228 MWh, 273 MWh, 205 MWh e 365 MWh; non viene previsto l’autoconsumo diretto da parte delle PMI ma la condivisione dell’energia prodotta da un impianto fotovoltaico installato a terra, con relativo HW/SW di gestione e vita utile di 25 anni. Un “developer” provvede alla pura condivisione dell’energia e alla gestione del asset.

Si suppone inoltre che il developer effettui l’investimento iniziale, sostenendo tutti i costi variabili, sottoscrivendo un contratto della durata di 15 anni con la Comunità. A copertura dei costi, il developer trattiene il 90% dei benefici economici per la durata del contratto, al termine del quale cede la proprietà dell’impianto ai membri della Comunità. Considerando le novità introdotte dal recepimento completo della direttiva, che comprende un aumento della taglia consentita per gli impianti e del perimetro entro il quale devono essere installati, è stata effettuata la simulazione relativa ad un impianto da 500 kW, funzionante per 1.250 ore equivalenti, con energia condivisa pari a 432,5 MWh/anno, una percentuale di Energia condivisa pari al 69% ed una sui consumi del 40%.

Come prezzo dell’energia si è ipotizzato uno scenario «standard», precedente all’aumento dei prezzi energetici, pari a 50 €/MWh. Nei costi sono stati considerati: l’installazione dell’impianto FV, dispositivi di misura, costo di attivazione della piattaforma, la manutenzione dell’impianto FV, le spese amministrative. Nei ricavi: la vendita in rete dell’energia, l’incentivo sull’energia condivisa, la restituzione delle componenti tariffarie sull’energia condivisa. I risultati economici per il developer e per i membri della Comunità riservano spunti di interesse. In particolare, il developer raggiunge il break-even point in 11 anni, 4 anni prima della fine del contratto. Anche osservando i margini operativi delle 4 PMI, inoltre, si denota come il modello delle comunità energetiche rinnovabili, pur non garantendo grossi profitti, sarà tuttavia in grado di garantire notevoli risparmi cumulati nel tempo.

Sistema di gestione di un impianto fotovoltaico. Le REC non prevedono l’autoconsumo diretto da parte delle aziende facenti parte della Comunità energetica, ma la condivisione dell’energia prodotta, con relativo HW/SW di gestione.

Considerazioni e conclusioni

Le novità introdotte dal recepimento della direttiva RED II hanno generato un certo fermento tra gli operatori del settore industriale, che vedono in questa direttiva il tentativo da parte dei policy maker di coinvolgere maggiormente le imprese nella partecipazione a progetti di Comunità Energetiche. Tuttavia, allo stato attuale ci si trova ancora in una fase interlocutoria, in cui gli operatori monitorano l’evolversi della situazione, in attesa che vengano disposte le regole operative. Occorre però notare che le misure a supporto delle imprese energivore, messe in atto dal Governo per far fronte all’aumento dei prezzi dell’energia, nonostante siano dovute a fattori contingenti e straordinari, rischiano di fungere da freno per tali imprese rispetto all’implementazione di interventi di efficienza energetica.

La situazione attuale della efficienza energetica

Vediamo fattori positivi e negativi che il Report del Politecnico individua, nel contesto della situazione attuale, per il mondo della efficienza energetica industriale. La ripresa economica post-pandemica Il 2021 è stato caratterizzata da un graduale ritorno alla normalità dalla pandemia, che ha impattato positivamente sul tessuto economico-sociale del paese, ivi compreso il settore dell’efficienza energetica industriale. La spinta alla digitalizzazione delle imprese grazie ai fondi stanziati dal PNRR (Missione 1) per la digitalizzazione del paese (in particolare la componente relativa alla Transizione 4.0) rappresentano un elemento importante per il mercato dell’efficienza industriale.

Il critico aumento dei prezzi energetici ha portato ad una maggiore convenienza nell’effettuare interventi di efficienza energetica. Per di più gli obiettivi nazionali ed europei di decarbonizzazione, con la sempre maggior consapevolezza verso i temi della transizione energetica, sta portando le imprese a perseguire l’efficienza dei consumi e le ESCo (Società di Energy saving) ad ampliare le proprie offerte in un’ottica di sostenibilità a tutto campo. Tra i fattori negativi si constata come le misure a supporto delle imprese energivore, per far fronte all’aumento dei prezzi dell’energia, rischiano di limitare per tali imprese nello sviluppo di interventi di efficienza energetica. Si rileva poi la mancata ripresa del mercato dei Certificati Bianchi, che risulta essere ancora in una fase di stallo nonostante le novità apportate dal Decreto 21 maggio 2021.