Spettroscopia di riflettanza nel vicino infrarosso per la determinazione della qualità del riso

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Lo sviluppo di sistemi analitici rapidi ed affidabili è fondamentale per le esigenze industriali del settore alimentare. In questo contesto, le tecniche spettroscopiche sono efficienti, economiche e sicure sia per la salute dei consumatori, sia per l’ambiente. Tali tecnologie possono, inoltre, essere utilizzate per determinare in modo simultaneo, con un’unica misurazione, diversi parametri qualitativi. In uno studio recente, effettuato da un gruppo di ricercatori cinesi (Zhang et al., 2011), viene sviluppato e testato un metodo NIRS (spettroscopia di riflettanza nel vicino infrarosso) per determinare la composizione degli amminoacidi nel riso integrale. In particolare, la sperimentazione è stata effettuata utilizzando 279 campioni diversi di riso e delle loro farine ed analizzando gli spettri nell’intervallo compreso tra 1100 e 2498 nm. Tali campioni sono stati sottoposti anche alla tradizionale analisi HPLC per la determinazione del contenuto di 17 diversi amminoacidi. Il quantitativo totale di questi composti (TAA) è risultato variabile nell’intervallo compreso tra 6.9 e 15.8%. I dati ottenuti sono stati sottoposti a diversi trattamenti matematici con lo scopo di costruire adeguate equazioni di calibrazione. Lo studio ha permesso di sviluppare modelli affidabili (coefficiente di determinazione, R2, superiore a 0.905) per la maggior parte degli ammionoacidi monitorati. Solamente nel caso della metionina e della cisteina i valori di R2 sono risultati inaccettabili. Gli autori attribuiscono quest’ultimo risultato all’analisi HPLC utilizzata per costruire le equazioni di calibrazione. Secondo lo studio, infatti, durante la preparazione del campione prima dell’iniezione nel sistema cromatografico questi composti subiscono una parziale idrolisi, fornendo valori di riferimento poco accurati. In generale, inoltre, è stato osservato che l’analisi NIRS fornisce misure affidabili anche nel caso di piccole dimensioni dei campioni (pari a circa 500 mg), anche se la performance aumenta utilizzando quantitativi maggiori (pari a circa 3 g). Concludendo, gli autori suggeriscono, come sviluppi futuri, l’utilizzo di altri metodi di riferimento (come quelli fluorometrici) per la costruzione delle curve di calibrazione NIRS degli amminoacidi non rilevabili in modo adeguato attraverso l’analisi HPLC.

Riferimenti bibliografici

B. Zhang et al., Food Chemistry, 127, 2011, 275-281

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