Consuntivo macchine, il volano dell’export

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“Anima per l’Italia”

Sandro Bonomi, Presidente di Anima

E’ il titolo del manifesto per il sostegno alle aziende della meccanica e lo sviluppo del paese presentato da Bonomi. Il documento individua in tredici le dinamiche che andrebbero messe in atto per il rilancio del settore manifatturiero e, con esso, dell’intera economia. Secondo Bonomi, per crescere in modo concreto e duraturo occorre attivare maggiori sinergie operative tra istituzioni, rappresentanze di settore, enti di normazione e pubblica amministrazione affinché siano rese più efficienti le strutture e le infrastrutture del sistema Italia. Per creare occupazione, la manifattura necessita di personale specializzato al momento difficile da reperire. Per questo occorre costruire un legame funzionale e virtuoso tra mondo dell’istruzione e industria. Il manifesto prosegue toccando uno dei punti caldi della produzione industriale, cioè l’efficienza energetica e lo sviluppo delle rinnovabili termiche su cui occorre basare lo sviluppo di una politica industriale nazionale. Da decenni, osserva Bonomi, numerose eccellenze industriali che producono nel nostro paese esportano le tecnologie più efficienti verso i mercati più virtuosi dal punto di vista ambientale, mentre in Italia i nostri prodotti perdono quote di mercato nei confronti di tecnologie obsolete, che aumentano i livelli di CO2 anziché contenerli, e che presentano costi di manutenzione molto alti lungo l’interi ciclo di vita del prodotto. Mancano inoltre i decreti attuativi sulle rinnovabili termiche e l’efficienza energetica, così come sul conto energia termico che dovevano essere emanati a luglio 2011. Le detrazioni del 55% sono state prorogate solo fino a giugno 2013, poca cosa rispetto al supporto di medio/lungo termine necessario per poter avviare investimenti negli stabilimenti italiani. Il punto sette ribadisce la necessità di una politica industriale che tuteli la filiera del Made in Italy. Oltre il il 57% delle vendite di meccanica varia viene infatti dall’export. Occorre quindi fornire un supporto  all’internazionalizzazione delle imprese della meccanica, sia riuscendo a fare sistema con l’intera filiera anziché presentarsi come singoli fornitori di prodotti, sia ottenendo, dal punto di vista fiscale, un alleggerimento delle imposizioni per le produzioni all’estero legate al local content, procedura ormai standard per l’acquisizione di commesse all’estero. Il punto dieci del manifesto rimarca la necessità di far ripartire il mercato interno, vero tallone d’Achille delle imprese italiane. L’introduzione di vincoli minimi di efficienza, risparmio energetico e utilizzo di energie rinnovabili in caso di sostituzione e manutenzione impianti o del loro adeguamento a normative generali sulla sicurezza come nel coso delle norme UNI, può rappresentare un ulteriore elemento di sviluppo della domanda di tecnologie in cui l’Italia è leader. Procedere in questo senso a un rinnovo tecnologico consente maggior efficienza, minori costi per le aziende e minor esposizione complessiva della nazione verso fornitori esteri di energia. Sempre sul fronte del mercato interno, sarebbe auspicabile dare vita a formule finanziarie innovative per sostenere l’impatto dell’applicazione della Direttiva sui pagamenti a 30 giorni in applicazione dall’1 gennaio 2013. Per esempio, forme di Buyer’s Credit per assicurare continuità di azione alla filiera materie prime/produttore/cliente così da evitare blocchi nei primi mesi di applicazione del nuovo regime di pagamenti. Il rischio è infatti che una parte della filiera si trovi a dover anticipare la liquidità necessaria per l’intera filiera, con i rischi che ne conseguono. I punti undici e dodici riguardano, rispettivamente, l’eliminazione dell’eccesso di burocrazia (diminuzione degli enti e soggetti coinvolti nelle infrastrutture come acqua, gas, energia) e l’applicazione della legge sugli appalti contro la logica del massimo ribasso. Il manifesto di Sandro Bonomi si conclude auspicando il costo dell’energia a livelli europei. Infatti il maggior onere rappresenta un gap che vede l’industria italiana partire sempre e comunque svantaggiata nei confronti dei suoi competitor. Se non si interviene pesantemente sull’0attuale impianto normativo, potrebbero essere operate alcune deroghe che potrebbero generare un impatto positivo su più fronti moltiplicando gli effetti positivi su diversi comparti. Potrebbero essere ipotizzate, per esempio, tariffe ad hoc per alcune tecnologie estremamente competitive in modo da favorirne l’adozione in Italia, come nel caso delle pompe di calore. In generale potrebbe essere applicata una tariffazione diversificata per fasce di utilizzo, comparti e territori, dedicata alle aziende che operano nella trasformazione dei prodotti.