Meccanica e food: due simboli del Made in Italy

361
Nato a Bologna nel 1962, Andrea Salati Chiodini è titolare con i fratelli di Minerva Omega Group, azienda che produce un’ampia gamma di macchine per i processi alimentari e il confezionamento. Dal 2019 è presidente Assofoodtec.

In base ai dati di Assofoodtec, il 2022 è stato un anno di soddisfazione. Ma nel 2023 è prevista una situazione di sostanziale stabilità.

Un settore industriale con più di 127 aziende associate, un fatturato totale di circa 5 miliardi di euro con una quota del 66% destinata ai mercati esteri. È il settore coperto dall’associazione Assofoodtec (costruttori macchine, impianti, attrezzature di produzione, lavorazione e conservazione alimentare), che a sua volta è composta da associazioni come Assocold (tecnologie per il freddo), Comaca (macchine per la lavorazione delle carni), Ucimac (macchine e attrezzature per il caffè), Ucma (macchine per arte bianca, molitoria, pane, pasta e pasticceria) e Tecprofood (tecnologie per il food). Aderente ad Anima, Assofoodtec è presieduta da Andrea Salati Chiodini (Omega Group), con il quale abbiamo parlato di due veri simboli del Made in Italy: la meccanica e il food.

Nel periodo prepandemico il settore “tecnologie e attrezzature per prodotti alimentari” faceva registrare sensibili incrementi sia nella produzione sia nell’export. Oggi questo trend trova conferma? E quali sono le previsioni di Anima/Assofoodtec per l’immediato futuro?

Dopo le difficoltà dovute alla pandemia, il comparto rappresentato da Assofoodtec ha reagito in modo positivo, arrivando a chiudere il 2022 con una crescita del 4,5% sull’anno precedente. Fondamentale, in questa fase di crescita, è stato il fattore export, cresciuto a sua volta fino a raggiungere una quota sul fatturato del 66%.

Se il 2022 è stato un anno di soddisfazione per il comparto, le aspettative non sono altrettanto ottimistiche per l’anno in corso. Per il primo semestre del 2023 pensiamo infatti a una situazione di sostanziale stabilità. Nei primi mesi dell’anno molte aziende hanno lavorato sulla scorta degli ordini effettuati nel 2022 e sulle consegne per il 2023, ma da marzo abbiamo visto un calo del nostro portafoglio ordini per il secondo semestre, sia a livello nazionale sia sugli ordini provenienti dall’estero.

I produttori italiani della meccanica e del manifatturiero sono sempre molto attivi nella promozione del Made in Italy. Quale supporto date loro, come associazione?

La nostra associazione rappresenta un comparto particolare, nel quale si incontrano due veri simboli del Made in Italy: la meccanica e il food. L’eccellenza delle nostre tecnologie è molto apprezzata all’estero, ed è nostro compito promuoverla al meglio. Ci impegniamo a far conoscere la qualità e la continua innovazione che caratterizzano la nostra manifattura con la presenza sui canali digitali, i social e la stampa di settore.

Tra le attività più importanti c’è la promozione durante gli eventi fieristici, che sono preziose occasioni di incontro e di scambio con gli stakeholder del comparto. Un canale importante che ci aiuta a far conoscere il Made in Italy nel mondo è il Desk Anima che si occupa della progettazione, il coordinamento, la promozione e la realizzazione delle iniziative promozionali organizzate da ICE (agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane).

Qual è la percezione del Made in Italy nel mondo? Quali sono i pregi e i difetti che emergono dal vostro osservatorio?

Il Made in Italy è sempre visto come una garanzia di affidabilità: un plus che porta valore sia in termini di qualità del prodotto sia in riferimento all’estetica e al design. È un marchio che gode di grande riconoscimento in tutto il mondo e, come tale, diventa molto appetibile da parte di competitor con pochi scrupoli che ne copiano i prodotti ma senza possedere le competenze, la sicurezza sui prodotti o i materiali costruttivi o l’affidabilità che ci sono proprie. Un difetto che si può rilevare è che, proprio in virtù dell’altissima qualità dei prodotti, i costi spesso sono più alti rispetto a quelli che possono essere offerti da competitor stranieri, soprattutto extra UE.

Qual è lo stato dell’arte delle imprese produttrici di tecnologie per la trasformazione, il confezionamento e l’imballaggio alimentare?

In questo campo un tema molto seguito dall’associazione è quello della sicurezza. Crediamo che sia fondamentale investire sulla ricerca per garantire e tutelare sia l’end user sia l’utilizzatore. Sempre più cerchiamo di spingere anche in ambito europeo i nostri partner a migliorare le normative sulla sicurezza, sia alimentare sia di prodotto che dell’operatore. Siamo sempre attivi sui campi ISO, UNI e CEN per evitare problematiche inerenti prodotti immessi sul mercato.

Il nostro obiettivo è arrivare a garantire l’immissione sul mercato di macchine più affidabili e che lavorano sempre meglio, anche per migliorare il processo di imballaggio/impacchettamento. Soprattutto in momenti di crisi come quelli odierni, con costi in aumento, l’assenza di alterazione dei prodotti ha un’importanza fondamentale. Alcuni problemi potenziali che occorre evitare su una macchina affettatrice, per fare un esempio, potrebbero riguardare una lama non affilata, con il rischio che si surriscaldi alterando il profumo e il sapore del prodotto affettato.

Quanto sono disponibili le aziende italiane a esplorare segmenti nuovi e a diversificare?

Le aziende italiane sono un perfetto connubio di spinta all’innovazione e conservazione delle tradizioni. Quindi molto dipende dalle imprese: solitamente troviamo aziende più strutturate che tracciano la linea e presentano prodotti innovativi, osando avventurarsi in nuovi settori; mentre altre seguono “la scia” quando sono pronte a entrare sul mercato.

Di base, direi comunque che negli italiani è innata la volontà di esplorare, di sperimentare. Alcuni player spaziano uscendo dalla propria zona di comfort sfruttando la diversità tecnologica che caratterizza il tessuto manifatturiero italiano e le varie eccellenze agroalimentari che il nostro territorio offre: dal pane ai salumi, dai pomodori al vino. Il tutto compatibilmente con le limitazioni del territorio.

Nel settore della meccanica, per esempio, molte aziende del settore food si sono distinte per novità tecnologiche e innovazioni in tema di efficienza energetica ed economia circolare, dal comparto delle affettatrici e lavorazioni delle carni fino alle macchine da caffè professionali e alla refrigerazione commerciale, tutte rappresentate all’interno di Assofoodtec.

Personalizzazione e flessibilità delle macchine, servizio di assistenza veloce e affidabile, forte specializzazione delle piccole e medie imprese: quali di questi elementi, o altri ancora, sono fondamentali per il successo internazionale?

Tutti questi elementi sono equamente importanti e costituiscono la cifra che distingue la produzione Made in Italy dai competitor stranieri. La capacità di personalizzare i prodotti comporta la possibilità di adattare i prodotti ai singoli mercati, rimanendo entro il perimetro delle normative di sicurezza. Questo a sua volta comporta la possibilità di esportare di più; mentre i produttori stranieri che spesso fanno macchine uguali per tutti possono accedere a una varietà di mercati molto più limitata.

Nel caso italiano, invece, il cliente tende a cercare nuovamente tuo prodotto di un determinato marchio in virtù della customizzazione e dell’assistenza puntuale offerte. Una peculiarità della manifattura nostrana è che gli italiani curano molto i rapporti con i clienti. E oggi la possibilità di effettuare diagnosi a distanza facilita ancora di più l’interazione, permettendo al tecnico in azienda di entrare in contatto con il luogo di intervento per agire di conseguenza.

Quali sono i comparti che assorbono la maggior parte delle macchine prodotte dalle industrie italiane?

Le nostre imprese si rivolgono a un ventaglio molto ampio di destinazioni. Si tratta di tutto ciò che riguarda la produzione alimentare: dal piccolo bar alla media e grande industria (impianti di trasformazione alimentare, per esempio).

Assofoodtec ha al suo interno altre associazioni che riguardano l’alimentare, segmenti dell’industria meccanica che spaziano dalla produzione di macchine professionali per il caffè alle tecnologie per il freddo, e ancora dalle tecnologie per la lavorazione delle carni al vending. È l’unica associazione in Europa che raggruppa questa diversità di tecnologie per il processo, e a questa varietà corrisponde la diversità di comparti di destinazione dei prodotti.