Un 2013 di cauto ottimismo

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Dante Marco De Faveri, Direttore Scientifico della Rivista Macchine Alimentari

Il nuovo anno per il sistema alimentare nazionale si apre all’insegna di un cauto ottimismo. Accanto alla notizia, già peraltro resa nota da queste pagine, di nuove assunzioni da parte dell’industria, specie per quanto riguarda tecnici della qualità, esperti del marketing e di manager della sostenibilità e del gusto (figura questa del tutto innovativa), c’è da registrare un nuovo record storico per le esportazioni. Per contro, non va dimenticato che il mercato interno del cibo è sceso ancora di circa il 4%, in termini economici, nel corso del 2012. Anche questa notizia, però, se analizzata nel suo complesso, ha il suo lato positivo. Infatti, secondo indagini sugli stili di consumo effettuate dalla grande distribuzione, questa flessione non è dovuta a un minor consumo di alimenti da parte della popolazione italiana, ma al fatto che si sono sensibilmente ridotti gli sprechi. Si acquistano più farine, lieviti, uova, legumi e zuppe e meno carne e biscotti, soprattutto quelli dei grandi marchi. Verrebbe da dire che si è tornati a nutrirsi come una volta, con maggior attenzione e con più desiderio di cucinare. Lo spreco alimentare, d’altra parte, è un male ben noto alle popolazioni dei Paesi Industrializzati e, dunque, questo nostro nuovo atteggiamento è da vedersi, nel complessivo calo interno dei consumi e degli sprechi, come il bicchiere mezzo pieno. Ma, non è questo, o solo questo, che ci fa ben sperare per l’inizio 2013 e che ci porta al cauto ottimismo. Dall’inizio di gennaio è in vigore il Regolamento UE n.1151/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 novembre 2012 sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari. La maggiore novità del Regolamento è rappresentata dal fatto che negli Stati Europei, dove ormai la norma è già operativa non dovendo essere recepita, devono essere attivate procedure amministrative e giudiziarie per reprimere le produzioni di prodotti alimentari di imitazione. Tra gli alimenti che possono godere della protezione destinata a prodotti di origine e indicazioni geografiche sono inseriti, nell’allegato 1 al Regolamento, cioccolato e derivati, prodotti da forno (dolci e salati) e pasta. Gli stessi prodotti, con l’aggiunta dei piatti pronti, sono altresì inseriti nell’allegato 1 tra le specialità tradizionali garantite. C’è spazio, dunque, non solo per il settore agro-alimentare in senso stretto, ma anche per il comparto della trasformazione e dell’industria dell’intero settore alimentare. Nonostante la norma sia applicata solo nei Paesi dell’UE, che costituiscono in ogni caso l’area di maggior interesse per il nostro export, essa rappresenta un primo passo verso quella protezione del patrimonio alimentare che da anni è invocata da molte categorie di produttori nazionali di alimenti. Il 2013, quindi, pone paletti molto precisi e tutti gli Stati Europei dovranno attivarsi per tutelare gli interessi anche dei produttori stranieri, oltre che di quelli del proprio territorio. I Paesi del Nord Europa, dove i prodotti sono più standardizzati, forse, saranno meno sensibili rispetto a Paesi come il nostro, la Francia e quelli Mediterranei in genere, più ricchi di tradizioni. Tuttavia, adesso, anche loro dovranno adeguarsi perché non sempre ciò che è standard è buono. La diversità e la biodiversità sono ancora un valore anche nel terzo millennio, e il 2013 per ricordarcelo è stato dichiarato dalle Nazioni Unite “Anno Internazionale della Quinoa”, madre di tutti i semi, simbolo della biodiversità.

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