Stati Uniti, un mercato dalle grandi prospettive

1948

Il mercato delle tecnologie alimentari
I prodotti alimentari rappresentano una quota sempre maggiore del commercio estero statunitense. Si prevede che la domanda di macchine in questo comparto negli Stati Uniti registrerà un aumento costante. L’innovazione tecnologica ha assunto un ruolo fondamentale nello sviluppo di questo settore, spinta principalmente dall’esigenza di ridurre i costi. I vantaggi offerti dalle macchine più nuove, più produttive e meno costose hanno spinto molti produttori a sostituire quelle vecchie e  meno efficienti. L’ICE descrive l’industria delle macchine per la trasformazione alimentare negli Stati Uniti come caratterizzata da un’intensa concorrenza tra produttori, che comprendono sia piccole imprese private sia multinazionali, e da una notevole frammentazione dovuta alla natura altamente specializzata della produzione. La tecnologia sempre più complessa tende ad avvantaggiare le grosse aziende, sostenute da maggiori risorse finanziarie e tecnologiche. Al tempo stesso, sebbene esistano più di 20mila diversi produttori di macchinari per la trasformazione alimentare, solo poche imprese sono in grado di offrire una linea completa di prodotti. Tra i fattori che maggiormente influenzano il mercato delle macchine, attrezzature e impianti per la trasformazione alimentare vi sono la congiuntura economica, le tendenze demografiche e i trend nell’investimento dei capitali, così come i mutamenti nei consumi degli alimentari che hanno un impatto diretto sulla produzione, il costo delle materie prime, le innovazioni tecnologiche e la concorrenza con gli altri produttori. Le aziende alimentari statunitensi possono scegliere tra numerose alternative, quali il noleggio, l’acquisto, l’adattamento di macchinari esistenti. In un contesto come questo, il fattore  prezzo è estremamente importante. I fornitori italiani, secondo l’ICE, dovranno prestare particolarmente attenzione alla domanda di macchine più automatizzate, flessibili e progettate nell’ottica della riduzione dei costi. Non solo, per competere sul mercato americano delle macchine si devono fornire prodotti affidabili e di alta qualità, nonché un efficiente servizio di vendite, ricambi e assistenza. I buyer americani si aspettano dal produttore un servizio completo di assistenza tecnica, ricambi disponibili localmente, tecnici in grado di installare, provare e riparare gli impianti, e la possibilità di acquistare a credito o con agevolazioni.

Tecnologie di processo
L’interscambio Italia-Usa per le tecnologie di processo in campo alimentare si traduce nel solo export verso gli Usa. Non si registrano infatti valori significativi di import dagli Usa. Secondo elaborazioni dell’ufficio studi Anima, il settore delle macchine professionali per caffè espresso è quello che presenta la maggior crescita di export verso gli Usa (31 mln € nel 2012 contro 18 mln € nel 2011). Nel 2012 gli Usa risultano il principale paese di destinazione, davanti alla Germania (che lo è stato nel 2010 e 2011) e il Regno Unito. In altri termini, l’export verso gli Usa costituisce il 10% dell’export complessivo di macchine professionali per il caffè espresso. Il settore delle macchine e forni per pane, biscotti pasticceria e pizza conferma una buona presenza nel mercato Usa. Quasi 28 mln € nel 2011 confermati anche nel 2012, dei quali 18,5 mln € provengono in particolare dalla vendita di “macchine ed apparecchi per la panificazione, la pasticceria e la biscotteria industriali (esclusi forni, essiccatoi per paste alimentari e macchine impastatrici)”. Gli Usa figurano tra i primi Paesi anche per quanto riguarda le esportazioni di “Macchine ed apparecchi per la fabbricazione industriale di paste alimentari”, 15,5 mln € nel 2012, 22,5 mln € nel 2011 e 10,8 mln € nel 2010. Analogo discorso vale per le “Macchine ed apparecchi per la lavorazione industriale delle carni (esclusi apparecchi per cucinare e altri apparecchi di riscaldamento, apparecchiature di congelamento e di refrigerazione) “: 14 mln € nel 2012 (pari all’11,5% dell’export complessivo), 10,7 mln € nel 2011 e 9,5 mln € nel 2010. Nell’ultimo anno si è registrata una consistente crescita dell’export verso gli Usa di “Macchine, apparecchi e strumenti per mulini o per la lavorazione dei cereali o dei legumi secchi”: 11 mln € nel 2012, mentre nel 2011 erano solo 3 mln € e 3,8 mln € nel 2010. Anche le “Macchine ed apparecchi per la preparazione industriale delle frutta e egli ortaggi” segnano un evidente trend di crescita. L’export di queste macchine era di circa 3 mln e nel 2010, poi diventati 7,4 mln € nel 2011 e infine 9,6 mln € nel 2012.

Il mercato Usa delle macchine automatiche per il packaging
Anche per quanto riguarda le macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio, l’interscambio italo-statunitense è tutto a favore delle tecnologie “Made in Italy”. Addentrandoci nei dati, le vendite domestiche nel 2011 sono state pari a 5943,6 milioni di euro (+19,3%, fonte Centro Studi Ucima su dati PMMI e ITC), l’import è valso 1829,0 milioni di euro (+ 17,5%) e l’export 792,5 milioni di euro (+6,2%). Le vendite domestiche suddivise per settore cliente – dati 2012- hanno visto nei primi posti il food con una quota del 36% e il beverage con il 24%, seguiti a lunga distanza dai settori farmaceutico e biomedicale (8%), cosmetico e healthcare (7%) e chimico (4%). I produttori USA esportano principalmente in Canada (26,1% nel 2012), Messico (15,3%) e Cina 5,2%. E’ praticamente assente l’importazione di macchine per il confezionamento Made in Usa in Italia. Per quanto riguarda invece l’import Usa di macchine automatiche, nel 2012 il valore è stato di 1.956 milioni di Euro (fonte Elaborazione Centro Studi UCIMA su dati ITC). I maggiori Paesi esportatori sono Germania (24%), Italia (19,9%) e Canada (14%). Negli ultimi anni l’Italia sta guadagnando terreno nei confronti della Germania. Nel 2012 infatti, le esportazioni di Italia e Germania sono state rispettivamente di 388,6 e di 468,8 milioni di Euro. Le tecnologie Made in Italy sono in salita del 7,8% mentre quelle tedesche in discesa del 2,6% rispetto al 2011. Le imprese statunitensi riconoscono alle macchine italiane affidabilità anche per la produzione ad alto volume ad un prezzo competitivo.