La situazione del pomodoro da industria italiano

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La raccolta dei pomodori da industria italiani si ferma a 5,6 miliardi di chili contro i 7,3 miliardi di chili della raccolta cinese. In Italia gli ettari coltivati a pomodoro da salsa sono 70 mila, la zona più coinvolta è l’Emilia-Romagna con 26mila ettari, oltre la metà fra Piacenza e Parma, segue la Puglia con 18mila ettari concentrati per l’84% a Foggia.

La filiera comprende 7 mila imprese agricole, 100 trasformatori,10 mila addetti e un fatturato di 4,4 miliardi di euro. Le associazioni di settore chiedono alla UE di imporre il divieto di importazione di concentrato di pomodoro cinese dalle zone dove non sono rispettati i diritti dei lavoratori. Il divieto è già in essere in USA, Regno Unito e Canada. Le associazioni sono contrarie alla richiesta dell’Olanda in merito alla istituzione di un contingente tariffario di 20 mila tonnellate all’anno in esenzione da dazi.

Sostengono che nella UE non ci sia una carenza di produzione di pomodoro da industria tale da giustificare importazioni a dazio zero, inoltre oggi il prezzo, dazio incluso, è già meno della metà del prezzo europeo. In Italia la maggior parte delle importazioni di concentrato di pomodoro provenienti da paesi terzi avvengono in regime TPA (Traffico di Perfezionamento Attivo) o temporanea importazione. Il concentrato importato entra in Italia, è lavorato ed esportato in Paesi non UE.

Le conserve di pomodoro più acquistate in Italia sono le passate e le polpe (75% delle vendite), a seguire sughi pronti (12%), i pomodori pelati (10%), le conserve di pomodorini, il concentrato di pomodoro e i sughi freschi. Il consumo è in media di 35 chili a famiglia all’anno. Le associazioni di settore chiedono che ICQRF validi in tempi brevi il metodo per la verifica della zona d’origine attraverso la caratterizzazione dei macro e microelementi minerali presenti nel pomodoro. Il progetto è stato sviluppato dalla Stazione Sperimentale delle Conserve Alimentari.