I costi ambientali nascosti dei sistemi alimentari

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“I costi degli attuali sistemi alimentari sono di gran lunga superiori al loro contributo alla prosperità globale”. Lo afferma la Food System Economics Commission che, nel suo report sulla trasformazione del sistema alimentare, calcola che gli oneri economici del cibo accumulati negli anni successivi all’Accordo di Parigi ammontino a quasi 122mila trilioni di dollari.

Il ritmo con cui questa cifra aumenta è impressionante: secondo il contatore elaborato dai suoi ricercatori, ogni due secondi si aggiunge un milione di dollari a causa di emissioni di gas serra, uso di acqua, conversione dell’uso del suolo, emissioni di azoto, sottonutrizione, povertà e diete malsane.

I costi ambientali, in particolare, sono stimati in 3.000 miliardi di dollari all’anno e riflettono gli impatti sugli ecosistemi, il clima e l’uso del suolo.  Secondo i calcoli, le pratiche attuali di utilizzo dei terreni agricoli e di produzione alimentare sono responsabili di un terzo delle emissioni globali di gas serra e causano la perdita netta di oltre sei milioni di ettari di foreste naturali ogni anno.

Tra i costi ambientali sono considerati anche quelli derivanti dalla perdita di biodiversità e dai danni causati dall’eccesso di azoto che si accumula nei corsi d’acqua e in atmosfera. Complessivamente, questi costi non contabilizzati ammontano a 15 trilioni di dollari all’anno, ovvero il 12% del PIL globale del 2020.

Il rapporto sottolinea che le autorità politiche hanno l’opportunità di fornire un contributo sostanziale alla lotta ai cambiamenti climatici – e migliorare significativamente la vita di centinaia di milioni di persone – trasformando i sistemi alimentari a livello globale.

Gli autori della ricerca stimano che i benefici netti che si otterrebbero intervenendo sulla supply chain alimentare potrebbero valere tra i 5 e i 10 trilioni di dollari all’anno, pari a una percentuale tra il 4 e l’8% del Pil mondiale.