Filiera alimentare, alla ricerca di sostenibilità e competitività

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“Le problematiche che investono la sostenibilità della filiera alimentare – ricorda Ettore Capri, Professore ordinario presso la Facoltà di Agraria dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e direttore del Centro di Ricerca per lo sviluppo sostenibile in agricoltura OPERA (www.operaresearch.eu) – trovano riscontro in una serie di argomenti chiave che vanno dall’acqua alla disponibilità del suolo che è a sua volta una risorsa, alla disponibilità di alcuni mezzi tecnologici/chimici essenziali per la produzione. Esiste inoltre un problema che crea competitività in quella che è la domanda legata all’aumento demografico della popolazione mondiale, cioè i cambiamenti climatici che creano in un modo imprevedibile variazioni nella disponibilità delle risorse provocando una situazione di incertezza che è il problema maggiore. Infatti la variabilità della produzione legata a eventi atmosferici sempre più aggressivi e imprevedibili, fa sì che la produzione delle risorse della terra non sia più distribuita in modo omogeneo, rendendo impossibile ogni previsione, e che il mercato sia legato alla volatilità dei prezzi e al problema delle risorse che sono collegati tra di loro. La volatilità dei prezzi è causa di ulteriore incertezza, incertezza che trova le sue radici nei dati ufficiali di Fedagri e delle Organizzazioni internazionali che indicano, per i prossimi anni, un aumento dei prezzi con un livello di variabilità molto alto, che potrà raggiungere anche il 30-40%. Questi aspetti che ritengo di importanza prioritaria, si associano purtroppo a una situazione contingente legata a una cultura politica e sociale che caratterizza tutti i paesi dell’Occidente e che contrasta con quella dei paesi emergenti. Una cultura, questa, che talvolta si caratterizza come sottocultura che richiede, spesso in modo inconsapevolmente non chiaro, una maggiore sicurezza alimentare e una maggiore sicurezza ambientale a fronte di elementi fondamentali quali i costi di una società che, soprattutto quando non sono condivisi e consistenti dal punto di vista scientifico, possono ulteriormente incrementare il livello di incertezza. Questo livello di incertezza si estrinseca infatti in una richiesta sempre maggiore da parte dei consumatori nei confronti di un qualcosa attualmente inappropriato nella realtà dei fatti. Non possiamo aumentare continuamente gli standard di qualità alimentare e ambientale senza tenere conto di quelle che sono le componenti socioeconomiche e la consistenza scientifica reale di questi standard. E’ quindi evidente che, dal punto di vista economico, ma anche morale, si sta rendendo tutto insostenibile perché non è che si stia facendo qualcosa per la società, ma rischiamo di fare qualcosa contro la società civile”. “Tutto questo – sottolinea Capri – rende necessari dei momenti di riflessione e dei cambiamenti che oggi si ravvedono attraverso le grandi organizzazioni internazionali e i grandi think tanc internazionali che sono promotori da anni dello sviluppo sostenibile. Uno sviluppo sostenibile che parte da Rio de Janeiro e da quelli che sono i nostri debiti nei confronti di diversi trattati di politica internazionale che abbiamo firmato, ma che in realtà devono necessariamente partire da una condivisione. Non è infatti possibile realizzare uno sviluppo sostenibile senza una condivisione da parte di quelli che sono i portatori di interessi, cioè di tutta la filiera agroalimentare. Non possiamo quindi portare avanti uno sviluppo sostenibile, basato su degli standard molto spesso non condivisi, perchè non c’è una partecipazione verticale e trasversale tra i portatori di interesse; purtroppo questi standard sono stati sviluppati utilizzando troppo spesso solo alcune parti o solo amministrativi senza tener conto di quella che sarebbe stata la ricaduta sull’agricoltura o sul produttore in generale di alimenti tecnologici e di prodotti alimentari”.

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