Al via la Conferenza di Parigi con molti nodi da risolvere

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FunkyEcoTown
A pochi giorni dall’inizio dell’attesa Conferenza sul clima che si terrà a Parigi, si susseguono gli incontri tra i rappresentanti dei governi di tutto il mondo per la definizione degli accordi preliminari. Tra il 30 novembre e l’11 dicembre, infatti, la capitale transalpina ospiterà la cosiddetta COP-21, la ventunesima conferenza annuale delle parti, durante la quale i paesi di tutto il mondo sono chiamati a raggiungere un’intesa per ridurre le emissioni di gas serra e contrastare i cambiamenti climatici. L’obiettivo è contenere il riscaldamento globale entro i 2°C ma gli ostacoli sul percorso sono molti, a partire dalla difficoltà di riuscire a coinvolgere negli accordi il maggior numero di paesi responsabili delle emissioni. Oltre all’Unione Europea, che da tempo ha già intrapreso un ambizioso percorso di riduzione (con obiettivo – 40% entro il 2030), saranno fondamentali l’impegno degli Stati Uniti, che da soli contano per oltre un quinto delle emissioni mondiali ma sono tradizionalmente restii a vincolarsi su questo tema, e dei paesi emergenti, Cina in testa, che ha emissioni in costante crescita e pari ormai al 18.4% del totale. Segnali di speranza in questo senso, arrivano delle dichiarazioni di Obama che ha dichiarato di volersi impegnare per ridurre, entro 10 anni, i gas serra degli Usa del 26-28% (rispetto al 2005) e dai risultati di un report della London School of Economics secondo la quale la Cina potrebbe invertire la tendenza entro 10 anni e iniziare a diminuire le proprie emissioni 5 anni prima di quanto stimato in precedenza. Ma la strada è ancora lunga: secondo i calcoli, per sostenere i paesi in via di sviluppo nella lotta ai cambiamenti climatici servirebbe un aiuto dai paesi avanzati pari a 100 miliardi di dollari entro il 2020 e non sarà facile mettere d’accordo tutti su questo punto.

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