Industria alimentare, attuazione e normativa dell’economia circolare

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Studi aggiornati consentono di analizzare meglio il tema della economia circolare. La normativa e il sistema di incentivi. Il posizionamento attuale del settore Food&Beverage.

Una delle parole chiave della agenda politica ed economica dell’Europa (e al di fuori di essa) e dell’Italia prende il nome di Economia Circolare. Il tema che è decisamente divenuto, e in questo la pandemia ha dato un ulteriore contributo di accelerazione, così importante tanto da meritarsi addirittura una “componente” appositamente dedicata all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Sviluppo economicamente efficiente

Ciò che però non sempre è evidente, pur nella sua fondamentale importanza, è capire cosa si intenda realmente per Economia Circolare.  Il Rapporto di dicembre 2021 dell’Energy Strategy Group del Politecnico di Milano ne chiarisce innanzitutto la definizione, qualificando l’economia circolare come “un’economia industriale volutamente pensata con caratteristiche di ristorazione e rigenerazione, in cui si minimizzano le risorse usate, il flusso di energia e il deterioramento ambientale, senza al contempo diminuire la crescita economica e sociale, il progresso tecnico e l’innovazione”.

E a partire da questa definizione, il Rapporto confronta l’Economia Circolare con lo Sviluppo Sostenibile ed i Criteri E.S.G. (Environmental, Social, Governance), ponendosi l’obiettivo di fare chiarezza sia rispetto agli aspetti comuni che alle differenze. É opportuno infatti non confondere lo Sviluppo Sostenibile e l’Economia Circolare. I due concetti, sebbene siano caratterizzati da numerosi punti di similitudine, presentano alcuni aspetti che li differenziano. Il primo per importanza riguarda la diversa attenzione posta su ciascuno dei tre “pilastri” (socio-ambientale, socio-economico, economico-ambientale) alla base dello Sviluppo Sostenibile.

Figura 1 – L’effetto dell’adozione diffusa dell’Economia Circolare al 2030 può essere stimato, per il settore Food&Beverage in una riduzione dei costi di produzione per una quota di circa il 20%. (Fonte: Energy Strategy Group).

Risulta evidente come dall’analisi e dal raffronto dei concetti di Sviluppo Sostenibile ed Economia Circolare emerga come non tutto ciò che è sostenibile risulta essere circolare, ma certamente tutto ciò che è circolare garantisce un impatto positivo sulla sostenibilità. L’Economia Circolare può dunque essere considerata come un meccanismo di attuazione per diversi obiettivi di Sviluppo Sostenibile. L’economia circolare contribuisce alla maggioranza dei Sustainable Development Goals (SDG) della Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in particolar modo risulta essenziale per soddisfare gli obiettivi legati ad una produzione ed un consumo responsabili (SDG 12) e alla lotta contro il cambiamento climatico (SDG 13).

I governi e le aziende, in particolare quelle della filiera alimentare, giocano un ruolo chiave nello sviluppo di un approccio circolare, frutto della responsabilità ad essi affidata e delle risorse e capacità di cui dispongono. Da ciò ne deriva l’importanza della sfera economica per un approccio circolare: imprese e governi mirano infatti ad uno sviluppo che sia sostenibile ma al tempo stesso economicamente efficiente. Nel 2019 il settore Food&Beverage ha fatto registrare un valore annuo di produzione pari a circa 103,5 miliardi di euro, con un valore dei costi totali di produzione pari a circa 101 miliardi di euro. L’effetto dell’adozione diffusa dell’Economia Circolare al 2030 può essere stimato in una riduzione dei costi di produzione per una quota compresa tra il 18% ed il 22% (Figura 1).

Contenere i rischi

Un aspetto poco noto, ma di fondamentale importanza, è che un sistema economico circolare prevede anche una serie di comportamenti in grado di contenere rischi di varia natura: rischi di mercato, rischi operativi, rischi di business e rischi legali. Vi sono evidenze infatti che dimostrano come tale approccio si rifletta in un minore rischio di “default” sul debito ed una migliore performance delle azioni delle società quotate. L’economia circolare rappresenta quindi una grande opportunità per realizzare nuovi investimenti ed è questo il motivo per cui le società vengono oggi sollecitate a prendere decisioni di questo tipo.

Figura 2 – L’Economia Circolare è un approccio alla produzione completo e orientato al business ed in quanto tale forse più rispondente alle necessità di trasformazione concreta del sistema economico.

Ed è proprio nel citato approccio rigenerativo che l’economia circolare si configura come meno rischiosa e più promettente in termini di rapporto rischio-rendimento. L’adozione del concetto di economia circolare ha un impatto sull’organizzazione della “catena di fornitura” – e sappiamo bene quanto il sistema produttivo soffra per le sue disfunzioni – e sulla salute dei lavoratori coinvolti, oltre a modificare il ruolo dell’azienda nel contesto sociale di riferimento, anche in termini di intervento sul territorio a supporto della comunità.

Oltre a prevedere obiettivi ambientali, come ad esempio la riduzione degli scarti e dell’inquinamento, vengono introdotti obiettivi inerenti al mantenimento prolungato nel tempo del valore di prodotti e servizi. Esempi ne sono la riduzione nei consumi di materia ed energia, il rendere massimo il valore delle risorse tramite la reiterazione del loro utilizzo e la riduzione dei costi legati allo smaltimento dei rifiuti. In buona sostanza si può affermare che l’economia circolare concretizza un approccio più completo e orientato al business ed in quanto tale forse più rispondente alle necessità di trasformazione concreta del sistema economico (Figura 2).

Figura 3 – Il settore Food & Beverage registra una delle più alte percentuali di adozione (50%) di pratiche manageriali per l’Economia Circolare, mentre la fase di passaggio alle metodologie relative risulta ancora relativamente arretrata. (Fonte: Energy Strategy Group).

Per questa stessa ragione però è decisamente più complessa da adottare, perché richiede un ripensamento più profondo ed articolato del modello di business non solo della singola impresa ma dell’intero ecosistema di filiera. Dalle analisi di confronto svolte in sei macro-settori dell’economia italiana emerge che il settore e Food & Beverage registri una delle più alte percentuali di adozione (50%) di pratiche manageriali per l’economia circolare, tuttavia le aziende di questo settore si trovano ancora in una fase preliminare del processo di trasformazione delle pratiche da lineari a circolari (punteggio medio di 1,6 su una scala da 1 a 5). (Figura 3).

Il quadro normativo europeo e italiano

Tra le misure vigenti, due sono quelle di maggiore interesse. Dapprima il Green Deal europeo, che costituisce la strategia a lungo termine che l’Unione europea intende adottare per indirizzare e contrastare le problematiche climatiche e le sfide ambientali, al fine di trasformarle in opportunità in tutti i settori economici. L’altro è il Next Generation EU, che costituisce uno strumento di ripresa temporaneo messo a punto dal Parlamento europeo al fine di ovviare ai danni economici e sociali causati dal COVID e trasformare l’Europa post COVID-19 in un “continente più verde, digitale, resiliente e circolare”.

A livello nazionale, le principali misure vigenti sono il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, che rappresenta la declinazione italiana del Next Generation EU, e il Decreto Rifiuti (D.lgs. 116/2020), che costituisce la Normativa di riferimento a livello nazionale per la gestione e smaltimento dei rifiuti. Tale decreto ha permesso di allineare la normativa italiana con le normative e linee guida europee, che sono recepite al suo interno. Relativamente al PNRR, nell’ambito della Missione 2 “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”, vi è una Componente (la C1) dedicata alla Economia Circolare ed agricoltura sostenibile.

Si tratta di 5,27 miliardi di euro di investimenti (di cui però 2,8 specificatamente riservati a rendere più sostenibile la filiera agroalimentare, sostenendo le infrastrutture logistiche e le aziende agricole con l’intenzione di ridurre le emissioni di gas serra). Della parte restante, 1,5 miliardi sono destinati alla realizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti ed ammodernamento di impianti esistenti. Nello specifico, gli investimenti proposti mirano a colmare i divari di gestione rifiuti in termini di capacità impiantistica e di standard qualitativi esistenti tra le diverse regioni ed aree del territorio nazionale.

Figura 4 – Produzione di biogas da scarti dell’industria alimentare. I governi e le aziende, in particolare quelle della filiera alimentare, giocano un ruolo chiave nello sviluppo di un approccio circolare contribuisce alla sostenibilità.

L’obiettivo è di recuperare i ritardi e raggiungere gli attuali e nuovi obiettivi previsti dalla normativa europea e nazionale. La misura intende potenziare la rete di raccolta differenziata e degli impianti di trattamento/riciclo contribuendo al raggiungimento dei target di riciclo dei rifiuti europei. Le misure previste dal PNRR nell’ambito dell’economia circolare sono prettamente dedicate alla gestione dei rifiuti ed al loro smaltimento; l’aumento dei target richiesti (riciclo, gestione dei rifiuti in primis), avvenuto a seguito del recepimento delle normative e linee guida europee, ha evidenziato una forte carenza delle infrastrutture legate alla gestione dei rifiuti (con forti variazioni da Regione a Regione), che è stata vista dal Governo come priorità.

Ma attenzione, come sottolinea il Rapporto dell’Energy Strategy Group, il rischio è di “svilire” l’economia circolare verso una semplice economia del riciclo. Ci sono però alcuni aspetti positivi come l’integrazione nelle aree di intervento di concetti fondamentali quali “ecodesign, eco prodotti, blue economy, bioeconomia, materie prime critiche” (Figura 4). A livello di applicazione, la nuova strategia si focalizzerà su strumenti, indicatori e sistemi di monitoraggio per valutare i progressi nel raggiungimento degli obiettivi prefissati. Della strategia nazionale farà parte anche il nuovo sistema di tracciabilità che permetterà, tra le varie cose, di supportare gli organi di controllo e le forze dell’ordine nella prevenzione e repressione delle frodi.

Conclusioni

L’economia circolare, e in questo la pandemia ha dato un ulteriore contributo di accelerazione, è divenuto un forte tema nell’ambito della sostenibilità, con una crescente sensibilità anche dal mondo della finanza, che ha speso larga parte dell’ultimo periodo a definire quali criteri E.S.G. dovessero considerarsi per le decisioni di investimento futuro. Ci sarebbe di che rallegrarsi, se non fosse presente il rischio – come opportunamente afferma l’ultimo rapporto dell’Energy Strategy Group dei Politecnico di Milano – di “snaturare” il significato di economia circolare, appiattendola sul “riciclo” (e, quindi, degradandone il significato) oppure estendendola oltre misura sino a ricomprendere qualsiasi azione che abbia una ricaduta positiva ambientale, pericolo di cui non è immune neppure l’industria alimentare.