Le larghe intese dell’agro-alimentare

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Le recenti manifestazioni di fine 2013 organizzate da Coldiretti, come spesso accade nel nostro Paese, non sono state condivise da Federalimentare, tanto che il Presidente Filippo Ferrua ha dichiarato che l’Associazione degli Agricoltori porta avanti una visione di tutela del Made in Italy protezionistica e pericolosa. Come è noto, la diatriba nasce, soprattutto, per il fatto che l’industria alimentare nazionale si approvvigiona, lavora e trasforma materie prime non solo provenienti dal territorio nazionale, ma anche dall’estero. Altresì ben note sono le ragioni degli uni e degli altri. Il comparto industriale sostiene di impiegare nei propri cicli produttivi oltre il 70% dei prodotti ottenuti in Italia dal settore primario, ma che questo non basta e, quindi, occorre far ricorso, inevitabilmente, ai mercati internazionali. Inoltre, sostiene sempre Federalimentare, il sistema agricolo nazionale spesso non risulta sufficientemente modernizzato, come accade, invece, negli altri Paesi Europei. Diametralmente opposta la posizione di Coldiretti che, invece, vede nell’impiego di prodotti agricoli stranieri un possibile danno di immagine al Made in Italy del comparto agro-alimentare. A prescindere dalle posizioni, e dalle ragioni, dell’una e dell’altra parte, è necessario sottolineare, ancora una volta, che le nostre eccellenze in materia di cibo sono dovute solo in parte, se pure rilevante, alle materie prime, essendo altresì dovute anche alle modalità della loro lavorazione e trasformazione. In altri termini, la tecnologia ha la sua importanza, tanto è vero che vengono annoverate, tra le eccellenze, produzioni dell’industria nazionale di trasformazione di materie prime non disponibili nel nostro Paese. Tra l’altro, in merito alle produzioni a km zero, lo stesso Presidente di Slow Food Carlin Petrini (non certamente accusabile di parteggiare per le produzioni industriali) ha affermato che non è possibile rinunciare a una tazza di buon caffè. Analogamente, non è possibile rinunciare neppure a un buon cioccolato prodotto con qualche cacao pregiato, non solo dai nostri abili mastri cioccolatai, ma anche dalle nostre importanti aziende del settore e che ben rappresentano il Made in Italy nel mondo. Dunque, i problemi per l’agro-alimentare italiano, se ci sono, sono ben altri e a questi occorre trovare soluzioni rapide, sfruttando persino la grande occasione che ci viene offerta dalla prossima manifestazione di Expo2015. Sono i problemi che arrivano dall’esterno e che si chiamano contraffazione e semaforo in etichetta, ma anche dall’interno, come quello rappresentato dall’agro-mafia di cui oggi tanto si discute e si dibatte in convegni e tavole rotonde, ma già denunciato su queste pagine nel dicembre 2010. Questi sono gli aspetti che sarebbe opportuno affrontare concretamente e in modo unitario da tutte le forze coinvolte nel comporto agro-alimentare, piccoli e grandi produttori, artigiani e industriali, mondo agricolo e industriale, tutti assieme perche è ben noto che, da sempre, è l’unione che fa la forza. Non sprechiamo ancora una volta le occasioni che ci vengono fornite, l’Expo è dietro l’angolo e in un momento come questo potrebbe essere davvero la volta buona per presentarsi al mondo uniti e compatti. Queste sarebbero le vere e uniche larghe intese che farebbero davvero bene al Paese.

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