Un anno da ricordare

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Heart from pouring red wine in goblet isolated on white

Il 2015 sarà ricordato per un evento straordinario e per una decisione discutibile, almeno nella sua formulazione, riguardante la pericolosità delle carni rosse e di quelle lavorate. L’evento da ricordare, come è ovvio che sia, è l’Esposizione Universale (meglio nota come Expo) conclusasi un mese fa, registrando un successo perfino superiore alle attese e che ha visto, per sei lunghi mesi, Milano, e per riflesso l’Italia, capitale mondiale incontrastata del settore alimentare. Gli oltre 20 milioni di visitatori, provenienti da ogni parte del Pianeta, ne sono testimoni. Ma quello che più conta è che tutti, o quasi tutti, sono rimasti positivamente impressionati dall’organizzazione e dall’efficienza che hanno caratterizzato la manifestazione. E scusate se è poco, perché governare un simile numero di visitatori in 180 giorni senza apprezzabili problemi logistici deve renderci orgogliosi come Paese. Potevamo fare di più e meglio? Forse, tutto è perfettibile, ma ricordiamoci come questo Expo è stato preparato e ricordiamoci le polemiche che ne hanno accompagnato la partenza. Comunque inutile dilungarsi oltre, della manifestazione ne hanno ampiamente trattato giornali e televisioni. Giusto, però, dare anche da queste pagine un doveroso riconoscimento ad un successo che ha fatto bene all’intero Paese. L’anno che sta per terminare verrà ricordato anche per un altro fatto che, pur se non completamente nuovo nei contenuti, ha creato molto clamore, ed imbarazzo, per le modalità con le quali è stato formulato. Si tratta della decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di classificare cancerogene le carni lavorate e le carni rosse. In particolare, l’OMS, attraverso la propria Agenzia di Ricerca sul Cancro, ha definito “cancerogene per l’uomo” le carni lavorate sulla base di prove sufficienti, inserendole pertanto nel gruppo 1, ritenendo che un loro consumo aumenti la probabilità di esposizione al cancro del colon-retto. Secondo gli esperti dello IARC il consumo di 50 grammi/giorno aumenterebbe il rischio di esposizione alla malattia del 18%. Inoltre, ha classificato nel gruppo 2A, “probabilmente cancerogena per l’uomo”, la carne rossa. Il risultato emerge da osservazioni limitate e, in questo caso, l’evidenza è rivolta non solo al colon-retto, ma anche a pancreas e prostata. Maggiori informazioni sono reperibili sul sito IARC e, in particolare, sul n.114 delle Monografie dell’Agenzia. Come è noto, la carne rossa ha valori nutrizionali importanti e, quindi, questi studi sono fondamentali per consentire ai Governi e alle Agenzie Internazionali che si occupano di alimentazione e salute di condurre attente valutazioni in modo di bilanciare correttamente i rischi e i benefici di una corretta alimentazione, soprattutto delle giovani generazioni, limitando, da un lato, l’uso indiscriminato di un solo tipo di alimento, dall’altro, evitando di demonizzarne altri. In attesa che l’argomento venga approfondito e gli esperti forniscano tutte le informazioni necessarie per la formulazione di valutazioni corrette in merito, procediamo con la moderazione necessaria, senza allarmismi, tenendoci ben stretta la cara e vecchia dieta mediterranea.

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