Derivati del malto: c’e’ ancora molto da inventare

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Una costante del suo cv è la riorganizzazione e la razionalizzazione delle attività degli stabilimenti con l’inserimento di nuove tecnologie, quali criteri ha adottato in questi casi?
Ho già ricordato la sintesi dei diversi elementi come fattore decisivo; credo che molti Tecnologi Alimentari abbiano, grazie alla loro formazione, degli atout particolari. Certo alle competenze tecniche devono essere abbinati capacità organizzativa, costante tensione al risultato, predisposizione alla pianificazione e tanto impegno.

Quando ha coperto ruoli di tipo prettamente gestionale e un po’ lontani dalla classica figura del tecnologo alimentare, ha avuto difficoltà o è stato più facile di quando pensasse?
Dopo la primissima esperienza in Invernizzi, i ruoli gestionali hanno preso il sopravvento; ci sono stati momenti difficili ma li ho superati con caparbietà, voglia di fare, di cambiare e di imparare. Non consiglierei questa scelta a chi immagina una professione statica, compassata; ammesso che nel 2012 esista ancora. Sono necessarie doti di dinamismo, autonomia, capacità relazionali e di adattamento. La mia solida formazione universitaria ha negli anni sempre costituito la base su cui costruire le nuove esperienze, anche in settori molto diversi.

I tecnologi alimentari che si occupano di sistemi di autocontrollo igienico rilevano i punti critici di un processo e propongono le relative azioni correttive. Quali sono i punti critici della sua professione?
La domanda è intrigante; l’utilizzo dell’albero delle decisioni è un’opzione interessante. Nell’ambito del management qualche volta sono però necessari strumenti più semplici ed ancora più rapidi; qualche buona lettura può aiutare.

Continuare a fare bene il proprio mestiere

Un suggerimento ad un neolaureato?
Ritengo che quanto ho raccontato finora contenga già diversi spunti; d’altra parte quando io ho iniziato, c’erano più opportunità e meno concorrenza. Mi auguro che i giovani colleghi non si scoraggino e proseguano caparbiamente nella costruzione del proprio futuro. Personalmente metto a disposizione la mia esperienza, anche attraverso i network professionali della rete.

Cosa cambierebbe di ciò che ha fatto finora?
Non cambierei nulla; le opportunità lavorative che si sono man mano presentate mi hanno indotto a scelte radicali che hanno cambiato la mia vita professionale e quella della mia famiglia. In alcuni momenti un sì od un no potevano portare a percorsi molto diversi. Non ho rimpianti e sono convinto che le differenti esperienze, non solo per l’aspetto lavorativo, abbiano umanamente arricchito tutti noi.

Ha un sogno nel cassetto?
Alla mia età i sogni sono già alle spalle. Sono soddisfatto. Continuerò a fare il mio mestiere con passione ed entusiasmo, sempre seguendo il sentiero invisibile (ma non troppo…) che ho iniziato a percorrere quando decisi che le tecnologie alimentari sarebbero diventate la mia professione ed una parte importante della mia vita.