Con gli imballaggi si può controllare la produzione di etilene in frutta e verdura

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Secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, negli ultimi anni la produzione annuale globale di frutta e verdura è stata di circa due miliardi di tonnellate, di cui il 25-40% deperisce e quindi viene scartato durante le fasi di trasporto e stoccaggio.

Le cause di questo deterioramento sono molteplici, tra cui i più importanti sono la proliferazione microbica, il metabolismo e il danno meccanico di frutta e verdura. L’utilizzo di un packaging adeguato può ridurre efficacemente la proliferazione microbica e il danno meccanico. Per quanto riguarda il metabolismo di frutta e verdura, è noto che è innescato e velocizzato dalla produzione di etilene, che porta ad una loro veloce maturazione.

Per ritardare questo processo e quindi mantenere freschi i prodotti per un periodo di tempo più lungo, sono stati sviluppati molti imballaggi che sono in grado di regolare la produzione di etilene nella frutta e nella verdura. H. Zhang et al. della China Pharmaceutical University di Nanjing (Cina), hanno pubblicato su Packaging Technology and Science una rassegna degli imballaggi che hanno proprio questa funzione e ne hanno inoltre discusso le future prospettive di sviluppo.

I materiali da imballaggio che regolano la produzione di etilene possono essere divisi in quattro categorie, secondo il loro meccanismo di azione e secondo i materiali che costituiscono l’imballaggio: 1) imballaggi con effetto degradativo; 2) con effetto assorbente; 3) imballaggi in atmosfera modificata e 4) imballaggi bioattivi. Ogni categoria agisce in modo diverso e ha i suoi vantaggi e svantaggi. Le caratteristiche principali delle quattro categorie sono descritte di seguito.

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