Il cibo dopo Expo

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Tortellini Pasta on conveyor belt

Dopo 6 mesi dalla chiusura della più grande esposizione mondiale sul cibo, possiamo chiederci cosa è cambiato e come cambieranno le nostre abitudini alimentari e, di conseguenza, come dovranno essere le produzioni del futuro. Uno dei tanti meriti di Expo 2015, infatti, è stato quello di aver fatto intravvedere cosa dobbiamo attenderci nelle tavole dei prossimi anni. In particolare, possiamo riassumere in due concetti chiave il cambiamento: cibo più sano e sostenibile, da un lato, e riduzione dello spreco dall’altro. In altri termini, possiamo affermare che il cibo dovrà essere magari meno “gustoso”, ma più sano e rispettoso delle risorse del pianeta. In tutto questo, la tecnologia alimentare giocherà un ruolo sempre più importante. Fondamentale, infatti, non sarà solo l’aspetto della trasformazione, ma anche quello della conservazione, comprendente le fasi di controllo e di confezionamento, per poter allungare la vita dei prodotti allo scaffale. Un’opportunità è rappresentata, ad esempio, dall’applicazione su determinati prodotti deperibili, di particolari sostanze in grado di offrire protezione. Tali sostanze, spesso, sono ottenute da scarti di altri settori agro-alimentari, quali le vinacce e le buccette dei pomodori. Non solo, ma alcuni alimenti potranno essere realizzati utilizzando direttamente anche scarti alimentari, come spesso emerge dai prodotti presentati ogni anno dalle scuole di Tecnologia Alimentare durante le manifestazioni Ecotrophelia ed Ecotrophelia Europe, organizzate dalle associazioni di categoria nei diversi Paesi Europei. L’altro aspetto, che fa il paio con quanto sopra, è la riduzione dello spreco. In questa direzione un aspetto fondamentale è rappresentato dalla sensibilizzazione e dall’educazione dei consumatori che, nei Paesi europei, sono responsabili di circa il 50% dello spreco totale. Molto, però, deve essere fatto attraverso le tecnologie che, pertanto, non dovranno solo indirizzare le innovazioni, o per meglio dire le strategie, verso un cibo più sano e sostenibile, ma anche più conservabile. E’ evidente che solo con un’attenta visione globale del problema sarà possibile raggiungere entrambi gli obiettivi, che spesso tendono a divergere. Questa rimane la vera sfida per il futuro, alla quale ricerca scientifico-applicata e produzione dovranno orientare le loro attività, creando sinergie positive, perché solo con sforzi congiunti da parte di tutti gli attori della filiera alimentare una simile sfida potrà essere vinta. D’altro canto, non può essere altrimenti essendo la riduzione dello spreco alimentare ai primi posti dell’agenda delle Istituzioni dell’Unione Europea che intende dimezzare tale spreco entro il 2025. Di fatto, la Commissione dell’UE lavora per raggiungere l’obiettivo entro il 2020. Importante, comunque, che tale riduzione venga raggiunta congiuntamente alla produzione e alla disponibilità di cibo sano e sostenibile, in una visione globale del problema alimentare, senza che il mero raggiungimento di un obiettivo vada a scapito dell’altro. Perché, mai come in questo caso, una vittoria a metà sarebbe, comunque, una sconfitta.

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