Plastiche bio da scarti vegetali

39888

aloe vera
Gli scarti vegetali provenienti dagli impianti di produzione alimentare potrebbero essere utilizzati per produrre plastiche biologiche in sostituzione di quelle non biodegradabili attualmente in uso nell’industria chimica. In uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Macromolecules, infatti, partendo da gambi di prezzemolo e di spinaci, pula di riso e bucce di cacao, sono state sviluppate plastiche biodegradabili con caratteristiche meccaniche comparabili a quelle delle plastiche standard. La metodologia individuata prevede che gli scarti vegetali vengano essiccati e immersi in acido trifluoroacetico che, affermano gli autori della ricerca, è biodegradabile e a bassa tossicità. La soluzione ottenuta dopo la dissoluzione dell’acido, viene utilizzata per la produzione di pellicole di rivestimento e di plastiche del tipo impiegato nella produzione di sacchetti per la spesa. Lo studio ha dimostrato che questi materiali, una volta immersi in acqua, si degradano completamente entro un mese. Secondo i ricercatori queste soluzioni potrebbero fornire un contributo importante alla sostenibilità dei processi industriali permettendo da un lato di recuperare parte degli scarti vegetali (24 milioni di tonnellate ogni anno solo in Europa) e dall’altro di contenere l’impatto ambientale delle plastiche convenzionali, la cui produzione ha raggiunto ormai 288 milioni di tonnellate all’anno.